29 luglio 2021

Venerdì 30 Luglio 2021 nella liturgia



Festa  dei Santi Abdon e Sennen Martiri, Semplice, colore liturgico rosso. Giorno di astinenza dalle carni.

Primi Vespri della Festa di Sant'Ignazio Confessore, Doppio Maggiore, colore liturgico bianco.


Qui per le peculiarità del Tempo dopo Pentecoste:

https://loquerequaedecentsanamdoctrinam.blogspot.com/2021/05/dispensa-di-liturgia-sul-tempo-dopo.html


Al Breviario

All'Ufficio dei Santi Abdon e Sennen:

Antifone e Salmi dal Salterio (1 Notturno di 9 Salmi a Mattutino, I Schema a Lodi), il resto dal Comune di più Martiri. Prime due Letture dal Proprio del Tempo al Venerdì nella IX Settimana dopo Pentecoste, III Lezione e Orazione dal Proprio dei Santi (al 30 Luglio).

Le Antifone non si raddoppiano, si dicono il Suffragio a Lodi e le Preci Domenicali a Prima.

All'Ufficio di Sant'Ignazio:

Ai Vespri Antifone e Salmi dal Salterio, il resto dal Comune di un Confessore non Pontefice, Orazione dal Proprio dei Santi (al 31 Luglio).

Le Antifone si raddoppiano, il Suffragio e le Preci si omettono. La conclusione della prima strofa dell'Inno Iste Confessor a Vespri è <<meruit beatas scandere sedes>>.


Nota per coloro che recitano per devozione il Breviario anteriore alle disastrose riforme del 1911 (chi ha l'obbligo dell'Ufficio purtroppo non soddisfa a tale obbligo se non usa il Breviario riformato dalla Costituzione Apostolica Divino Afflatu, almeno tale è stata la volontà di San Pio X espressamente manifestata nella detta Costituzione):

Festa  dei Santi Abdon e Sennen Martiri, Semplice, colore liturgico rosso. Giorno di astinenza dalle carni.

Primi Vespri della Festa di Sant'Ignazio Confessore, Doppio minore, colore liturgico bianco.


All'Ufficio dei Santi Abdon e Sennen:

Antifone e Salmi dal Salterio (1 Notturno di 12 Salmi a Mattutino, 4 Salmi a Prima), il resto dal Comune di più Martiri. Prime due Letture dal Proprio del Tempo, III Lezione e Orazione dal Proprio dei Santi (al 30 Luglio).

Le Antifone non si raddoppiano, si dicono cinque Commemorazioni Comuni a Lodi (tutte meno quella della Croce) e le Preci Domenicali a Prima.

All'Ufficio di Sant'Ignazio:

Ai Vespri dal Comune di un Confessore non Pontefice, Orazione dal Proprio dei Santi (al 31 Luglio).

Le Antifone si raddoppiano, le Commemorazioni Comuni e le Preci Domenicali si omettono. La conclusione della prima strofa dell'Inno Iste Confessor a Vespri è <<meruit beatas scandere sedes>>; se si usa la versione tradizionale dell'Inno, anteriore alle alterazioni apportate da Urbano VIII, è <<hodie laetus meruit secreta scandere coeli>>.


Al Messale

Si può celebrare facoltativamente la Messa dei Santi Abdon e Sennen come al 30 Luglio:

  • Gloria in excelsis

  • Si possono dire tre o cinque o sette Orazioni:
    • La prima della Messa
    • La seconda Ad poscenda suffragia Sanctorum (A cunctis)
    • Le altre ad libitum

  • Prefazio Comune
  • Ite Missa est
  • Prologo di San Giovanni

Oppure è possibile celebrare una Messa Votiva privata (senza Gloria, tre Orazioni di cui la prima della Messa, la seconda dei Santi Abdon e Sennen, la terza A cunctis e le altre ad libitum, Prefazio della Messa o Comune, Benedicamus Domino), o ancora una Messa quotidiana di Requiem (con tre Orazioni).


Letture del Mattutino (in latino)

AD NOCTURNUM

Lectio 1

De libro quarto Regum

4 Reg 8:1-3

Eliséus autem locútus est ad mulíerem, cujus vívere fécerat fílium, dicens: Surge, vade tu et domus tua et peregrináre ubicúmque repéreris; vocávit enim Dóminus famem, et véniet super terram septem annis. Quæ surréxit, et fecit juxta verbum hóminis Dei; et vadens cum domo sua, peregrináta est in terra Philísthiim diébus multis. Cumque finíti essent anni septem, revérsa est múlier de terra Philísthiim: et egréssa est ut interpelláret regem pro domo sua, et pro agris suis.

Lectio 2, 4 Reg 8:4-6

Rex autem loquebátur cum Giézi púero viri Dei dicens: Narra mihi ómnia magnália, quæ fecit Eliséus. Cumque ille narráret regi quómodo mórtuum suscitásset, appáruit múlier, cujus vivificáverat fílium, clamans ad regem pro domo sua, et pro agris suis. Dixítque Giézi: Dómine mi rex, hæc est múlier, et hic est fílius ejus quem suscitávit Eliséus. Et interrogávit rex mulíerem, quæ narrávit ei, dedítque ei rex eunúchum unum dicens: Restítue ei ómnia quæ sua sunt, et univérsos réditus agrórum, a die qua relíquit terram usque ad præsens.

Lectio 3

Abdon et Sennen Persæ, Decio imperatóre, accusáti quod córpora Christianórum, quæ inhumáta projiciebántur, in suo prædio sepelissent, jussu imperatóris comprehendúntur, et diis jubéntur sacrificare. Quod cum fácere neglígerent, et Jesum Christum Deum constantíssime prædicarent, tráditos in arctam custódiam, Romam póstea rédiens Decius vinctos duxit in triumpho. Qui cum in Urbe ad simulacra attracti essent, ea detestáti conspuérunt. Quam ob rem ursis ac leónibus objecti sunt; quos feræ non audébant attingere. Demum, gládiis trucidati, colligátis pédibus tracti sunt ante solis simulacrum. Quorum corpora, clam inde asportata, Quirínus diaconus sepelívit in suis ædibus.


Traduzione italiana delle Letture del Mattutino

NOTTURNO UNICO

Lettura 1

Dal quarto libro dei Re

4 Re 8:1-3

Eliseo poi parlò alla donna, di cui aveva risuscitato il figlio, dicendo: Su, vattene tu e la tua famiglia e dimora ovunque troverai; perché il Signore ha chiamato la fame, ed essa verrà nel paese per sette anni. Ella si mosse, e fece secondo la parola dell'uomo di Dio; e andatasene colla sua famiglia pellegrinò nella terra dei Filistei per molto tempo. E finiti i sette anni, la donna ritornò dal paese dei Filistei, e andò a interpellare il re per riavere la sua casa e i suoi poderi.

Lettura 2, 4 Re 8:4-6

Or il re , discorreva con Giezi servo dell'uomo di Dio, e dicevagli: Raccontami tutte le grandi cose che ha fatto Eliseo. E mentre egli raccontava al re come aveva risuscitato un morto, comparve la donna il di cui figlio avea risuscitato, reclamando al re per la sua casa e per i suoi poderi. E Giezi disse: Questa, o re mio Signore, è quella donna, e questo è il suo figlio che Eliseo ha risuscitato. Allora il re interrogò la donna, che gli raccontò il fatto, e il re mandò con lei un eunuco dicendo: Restituiscile tutto il suo, e tutte le entrate dei poderi dal dì che ella lasciò il paese fino al presente.

Lettura 3

Sotto l'imperatore Decio Abdon e Sennen, Persiani, accusati di avere sepolto nelle loro terre i corpi dei Cristiani lasciati inumati, furono presi per ordine imperiale, volendosi che sacrificassero agli idoli. Ma essi si rifiutarono di farlo, proclamando nel modo più energico la divinità di Gesù Cristo, e dopo un duro carcere, Decio nel suo ritorno a Roma li portò legati davanti al suo carro trionfale. Trascinati davanti agli idoli della Città, essi in segno d'esecrazione vi sputarono sopra. Perciò vennero esposti agli orsi e ai leoni; ma queste fiere non osarono toccarli. Infine, uccisi di spada, e legati loro i piedi, vennero trascinati davanti all'idolo del sole. I loro corpi asportati poi segretamente, vennero sepolti dal diacono Quirino nella sua casa.


Ad Primam: il Martirologio del 31 Luglio 2021

Pridie Kalendas Augusti, luna vigesima prima.



Nel giorno precedente alle Calende di Agosto, luna ventunesima.




Parti proprie della Messa (in latino)

INTROITUS

Intret in conspéctu tuo, Dómine, gémitus compeditórum: redde vicínis nostris séptuplum in sinu eórum: víndica sánguinem Sanctórum tuórum, qui effúsus est. --- Deus, venérunt gentes in hereditátem tuam: polluérunt templum sanctum tuum: posuérunt Jerúsalem in pomórum custódiam. --- Glória Patri --- Intret in conspéctu tuo, Dómine, gémitus compeditórum: redde vicínis nostris séptuplum in sinu eórum: víndica sánguinem Sanctórum tuórum, qui effúsus est.

COLLECTAE

Orémus. Deus, qui sanctis tuis Abdon et Sennen ad hanc glóriam veniéndi copiósum munus grátiæ contulísti: da fámulis tuis suorum véniam peccatórum; ut, Sanctórum tuórum intercedéntibus méritis, ab ómnibus mereántur adversitátibus liberáti. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Orémus. A cunctis nos, quǽsumus, Dómine, mentis et córporis defénde perículis: et, intercedénte beáta et gloriósa semper Vírgine Dei Genetríce María, cum beáto Joseph, beátis Apóstolis tuis Petro et Paulo, atque beáto N. et ómnibus Sanctis, salútem nobis tríbue benígnus et pacem; ut, destrúctis adversitátibus et erróribus univérsis, Ecclesia tua secúra tibi sérviat libertáte.

Orationes ad libitum.

EPISTOLA

Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Corínthios

2 Cor 6:4-10

Fratres: Exhibeámus nosmetípsos sicut Dei minístros, in multa patiéntia, in tribulatiónibus, in necessitátibus, in angústiis, in plagis, in carcéribus, in seditiónibus, in labóribus, in vigíliis, in jejúniis, in castitáte, in sciéntia, in longanimitáte, in suavitáte, in Spíritu Sancto, in caritáte non ficta, in verbo veritátis, in virtúte Dei, per arma justítiæ a dextris et a sinístris: per glóriam et ignobilitátem: per infámiam et bonam famam: ut seductóres et veráces: sicut qui ignóti et cógniti: quasi moriéntes et ecce, vívimus: ut castigáti et non mortificáti: quasi tristes, semper autem gaudéntes: sicut egéntes, multos autem locupletántes: tamquam nihil habéntes et ómnia possidéntes.

GRADUALE

Gloriósus Deus in Sanctis suis: mirábilis in majestáte, fáciens prodígia. Déxtera tua, Dómine, glorificáta est in virtúte: déxtera manus tua confrégit inimícos.

ALLELUJA

Allelúja, allelúja. Justórum ánimæ in manu Dei sunt, et non tanget illos torméntum malítiæ.  Allelúja.

EVANGELIUM

Sequéntia ✠ sancti Evangélii secundum Matthǽum

Matt 5:1-12

In illo témpore: Videns Jesus turbas, ascéndit in montem, et cum sedísset, accessérunt ad eum discípuli ejus, et apériens os suum, docébat eos, dicens: Beáti páuperes spíritu: quóniam ipsórum est regnum cœlórum. Beáti mites: quóniam ipsi possidébunt terram. Beáti, qui lugent: quóniam ipsi consolabúntur. Beáti, qui esúriunt et sítiunt justítiam: quóniam ipsi saturabúntur. Beáti misericórdes: quóniam ipsi misericórdiam consequántur. Beáti mundo corde: quóniam ipsi Deum vidébunt. Beáti pacífici: quóniam fílii Dei vocabúntur. Beáti, qui persecutiónem patiúntur propter justítiam: quóniam ipsórum est regnum cœlórum. Beáti estis, cum maledíxerint vobis, et persecúti vos fúerint, et díxerint omne malum advérsum vos, mentiéntes, propter me: gaudete et exsultáte, quóniam merces vestra copiósa est in cœlis.

OFFERTORIUM

Orémus. Mirábilis Deus in Sanctis suis: Deus Israël, ipse dabit virtútem et fortitúdinem plebi suæ: benedíctus Deus.

SECRETAE

Hæc hóstia, quǽsumus, Dómine, quam sanctórum Mártyrum tuórum natalítia recenséntes offérimus: et víncula nostræ pravitátis absolvat, et tuæ nobis misericórdiæ dona concíliet. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Exáudi nos, Deus, salutáris noster: ut, per hujus sacraménti virtútem, a cunctis nos mentis et córporis hóstibus tueáris; grátiam tríbuens in præsénti, et glóriam in futúro.

Orationes ad libitum.

PRAEFATIO COMMUNIS

Vere dignum et justum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias agere: Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessione dicéntes: (Sanctus).

COMMUNIO

Posuérunt mortália servórum tuórum, Dómine, escas volatílibus cœli, carnes Sanctórum tuórum béstiis terræ: secúndum magnitúdinem bráchii tui pósside fílios morte punitórum.

POSTCOMMUNIO

Orémus. Per hujus, Dómine, operationem mystérii, et vitia nostra purgéntur: et, intercedéntibus sanctis Martyribus tuis Abdon et Sennen, justa desidéria compleántur. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Orémus. Mundet et múniat nos, quǽsumus, Dómine, divíni sacraménti munus oblátum: et, intercedénte beáta Vírgine Dei Genetríce María, cum beáto Joseph, beátis Apóstolis tuis Petro et Paulo, atque beáto N. et ómnibus Sanctis; a cunctis nos reddat et perversitátibus expiátos, et adversitátibus expedítos.

Orationes ad libitum.


Traduzione italiana

INTROITO

Signore, il gemito del prigioniero giunga fino a Te; rendi il settuplo ai nostri nemici; vendica il sangue versato. --- O Dio, i pagani hanno invaso il tuo retaggio, profanato il tuo santo tempio, ridotto Gerusalemme a un cumulo di macerie. --- Gloria --- Signore, il gemito del prigioniero giunga fino a Te; rendi il settuplo ai nostri nemici; vendica il sangue versato.

COLLETTE

Preghiamo.O Dio, ai tuoi santi Abdon e Sennen hai dato copioso dono di grazia perché giungessero a tanta gloria; a noi, tuoi servi, accorda il perdono dei peccati; affinché, intercedendo i meriti dei tuoi santi, meritiamo di esser liberati da ogni avversità. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Preghiamo. Liberaci, O Signore, da ogni pericolo nell'anima e nel corpo; e, per l'intercessione della beata e gloriosa sempre vergine Maria Madre di Dio, del beato Giuseppe, dei beati apostoli tuoi Pietro e Paolo, del beato N. e di tutti i santi, benevolmente concedici salute e pace, affinché; libera da ogni avversità ed errore, la tua Chiesa ti possa servire in sicura libertà.

Si possono aggiungere altre tre o cinque Orazioni a scelta del Sacerdote (senza Oremus ma l'ultima ha la conclusione).

EPISTOLA

Lettura della Lettera di san Paolo Apostolo ai Corinti.

2 Cor 6:4-10

Fratelli, diportiamoci in ogni cosa da ministri di Dio, con molta pazienza, nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angustie, sotto le battiture, nelle prigionie, nelle sommosse, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni, con purezza, con scienza, con longanimità, con soavità, con Spirito Santo, con carità non simulata, con la parola della verità, con la virtù di Dio, con le anni della giustizia a destra e a sinistra; in mezzo alla gloria e all'ignominia, alla cattiva e alla buona fama; siamo trattati come seduttori, e siam veraci; come ignoti, e siam ben conosciuti; come moribondi, ed ecco siam ben vivi; siamo stimati dei castigati, ma non siamo messi a morte; ci dicono tristi, e siamo sempre allegri; poveri, ma ne arricchiamo tanti; possessori di niente, e invece possediamo ogni cosa.

GRADUALE

Dio è glorioso nei suoi santi; mirabile nella sua maestà, operatore di prodigi. La tua destra, o Signore, si è distinta nella forza; la tua destra ha spezzato i nemici.

ALLELUIA

Alleluia, alleluia. Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento può toccarli. Alleluia.

VANGELO

Lettura del Santo Vangelo secondo San Matteo.

Matt 5:1-12

In quel tempo, Gesù, vedendo la folla, salì sulla montagna; si sedette e i suoi discepoli si disposero accanto a lui ed egli, aprendo la bocca, li istruiva dicendo: «Beati i poveri in ispirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati i miti, perché possederanno la terra. Beati coloro che piangono, perché saranno consolati. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno, e diranno ogni male contro di voi, mentendo, a causa di me. Godete ed esultate, perché la vostra ricompensa è grande nei cieli».

OFFERTORIO

Preghiamo. Degno di venerazione è Dio dal suo santuario; Dio d'Israele, Egli dà forza e vigore al suo popolo; Dio sia benedetto.

SECRETE

Questa offerta, Signore, che ti presentiamo ricordando la nascita al cielo dei tuoi santi Martiri, sciolga i vincoli delle nostre colpe e ci ottenga i doni della tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

O Dio nostra salvezza, esaudiscici; e, in virtù di questo sacramento proteggici da ogni nemico della mente e del corpo, dandoci la grazia nel tempo presente e la gloria nell'eternità.

Si possono aggiungere altre tre o cinque Orazioni a scelta del Sacerdote (solo l'ultima ha la conclusione).

PREFAZIO COMUNE

E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e dovunque a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le Dominazioni ti adorano, le Potenze ti venerano con tremore. A te inneggiano i Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di lode: (Sanctus).

COMUNIONE

Hanno dato i cadaveri dei tuoi servi, o Signore, in pasto agli uccelli del cielo, e le carni dei tuoi santi alle bestie selvatiche; per la potenza del tuo braccio salva i condannati a morte.

POST-COMUNIONE

Preghiamo. Questo mistero agisca in noi, Signore; ci purifichi dalle inclinazioni cattive e, per l'intercessione dei tuoi santi martiri Abdon e Sennen, compia i nostri santi desideri. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Preghiamo. Liberaci, O Signore, da ogni pericolo nell'anima e nel corpo; e, per l'intercessione della beata e gloriosa sempre vergine Maria Madre di Dio, del beato Giuseppe, dei beati apostoli tuoi Pietro e Paolo, del beato N. e di tutti i santi, benevolmente concedici salute e pace, affinché; libera da ogni avversità ed errore, la tua Chiesa ti possa servire in sicura libertà.

Si possono aggiungere altre tre o cinque Orazioni a scelta del Sacerdote (senza Oremus, solo l'ultima ha la conclusione).


Dall'Anno Liturgico di Dom Guéranger

30 LUGLIO I SANTI ABDON E SENNEN, MARTIRI

La beatitudine dei perseguitati.

La Chiesa ha scelto oggi il Vangelo delle Beatitudini per richiamarci alla mente la fortuna di coloro che appartengono a Dio, la fortuna di coloro che non esitano a lasciare tutto e a soffrire tutto per essergli fedeli. E delle otto beatitudini che ci fa leggere, l’ultima è la più sorprendente: « Beati quelli che soffrono persecuzione per la giustizia, perchè di essi è il regno dei cieli ».

« Uomini che si ritirano dal mondo, che diminuiscono altrettanto gli ardori della concorrenza terrena e rinunciano ad ogni rivalità, uomini di misericordia e di pace che fanno solo del bene, come potrebbero aver qualcosa da temere? Non entrano in conflitto con alcuno, sono inoffensivi: perchè li si dovrebbe perseguitare? » La leggenda dei santi Abdon e Sennen ci narra che erano cristiani e che avevano a cuore di seppellire degnamente i martiri. Qual motivo vi era dunque di odiarli? Eppure furono arrestati, gettati in carcere e condannati a morte per questi soli delitti! « La storia, infatti, ci insegna che gli uomini sopportano difficilmente una mentalità che non è la loro e soprattutto princìpi superiori ai loro princìpi.

Allora vi sono persecuzioni sopportate “per la giustizia”, a motive solo dell’attaccamento a Dio e alla sua volontà. L’odio del bene e di Dio può sembrare inspiegabile, ma pure c’è; vi sono di quelli che vengono perseguitati e molestati solo per la loro virtù a cagione colui che rappresentano e che servono. »

Ma come spiegare la beatitudine attribuita ai perseguitati? Perchè la sofferenza è solo la tappa di un istante; e la promessa divina è tale da cancellare qualunque timore. E anche perchè non vi è felicità che nell’attaccarsi a Dio e dobbiamo considerare come una buona fortuna tutto ciò che ci porta verso di lui ». Questo fu il gaudio, la beatitudine dei nostri martiri, e questa la loro eredità in eterno.

Vita. – Poco sappiamo intorno ai santi Abdon e Sennen. I dipinti della loro cripta sepolcrale hanno fatto pensare che fossero principi persiani. Il loro nome prova sì che erano di origine orientale, ma la sepoltura data ad essi nelle vicinanze d’un quartiere operaio e presso i magazzini d’un grande porto, ha fatto supporre che fossero piuttosto commercianti o operai, o forse anche schiavi. Con molta verosimiglianza hanno versato il proprio sangue per Cristo sotto Decio o Valeriane, nella metà del secolo III. I loro corpi furono sepolti nel cimitero di Ponziano e in loro onore fu elevata una basilica sulla via di Porto. Nel secolo ix, il Papa Gregorio IV depose le loro reliquie nella basilica di San Marco. Si ritiene che una parte di tali reliquie fu trasportata nel monastero di Nostra Signora ad Arles-sur-Tech, nella diocesi di Perpignano. La loro festa, menzionata nel calendario del 354, è una delle più antiche della liturgia romana.

Preghiera.

In loro onore, reciteremo l’antico e splendido Prefazio che il Sacramentario gregoriano porta in questo giorno: « È veramente degno e giusto lodarti, o Dio, e cantare la tua magnificenza nei tuoi santi. Tu te li sei preparati per una gloria eterna ancor prima della creazione del mondo, onde mostrare mediante essi a questo mondo la luce della tua verità. Tu li hai armati con lo Spirito di verità affinchè potessero vincere il timore della morte con la debolezza della loro carne. In mezzo ai santi si trovano i tuoi martiri Abdon e Sennen che son fioriti come rose e gigli nel giardino della tua Chiesa. Il Sangue del tuo Figliolo unigenito è scorso su di essi mentre combattevano e rendevano testimonianza al tuo nome, e, in ricompensa delle loro sofferenze, li ha rivestiti del candido splendore dei gigli ».

28 luglio 2021

Giovedì 29 Luglio 2021 nella liturgia



Festa di Santa Marta Vergine, Semidoppio, colore liturgico bianco. Commemorazione dei Santi Felice II Papa, Simplicio, Faustino e Beatrice Martiri.

Ai Vespri commemorazione dei Santi Abdon e Sennen Martiri.


Qui per le peculiarità del Tempo dopo Pentecoste:

https://loquerequaedecentsanamdoctrinam.blogspot.com/2021/05/dispensa-di-liturgia-sul-tempo-dopo.html


Al Breviario

Antifone e Salmi dal Salterio (3 Notturni a Mattutino, I Schema a Lodi), il resto dal Comune delle Vergini. Letture del I Notturno dal Proprio del Tempo al Giovedì nella IX Settimana dopo Pentecoste, Letture del II e del III Notturno, Orazione e commemorazione dal Proprio dei Santi (al 29 Luglio, ai Vespri commemorazione al 30 Luglio).

L'Inno di Mattutino e il Capitolo di Nona (usato anche come Lettura Breve di Prima) sono delle Vergini non Martiri. Le Antifone non si raddoppiano, si dicono il Suffragio a Lodi e Vespri e le Preci Domenicali a Prima e Compieta.


Nota per coloro che recitano per devozione il Breviario anteriore alle disastrose riforme del 1911 (chi ha l'obbligo dell'Ufficio purtroppo non soddisfa a tale obbligo se non usa il Breviario riformato dalla Costituzione Apostolica Divino Afflatu, almeno tale è stata la volontà di San Pio X espressamente manifestata nella detta Costituzione):

Festa di Santa Marta Vergine, Semidoppio, colore liturgico bianco. Commemorazione dei Santi Felice II Papa, Simplicio, Faustino e Beatrice Martiri.

Ai Vespri commemorazione dei Santi Abdon e Sennen Martiri.


Tutto dal Comune delle Vergini con i Salmi riportati a Mattutino e Vespri e quelli domenicali a Lodi (a Prima come alle Feste; i Salmi dei Vespri si prendono dal Comune delle Feste della Beata Vergine Maria). Letture del I Notturno dal Proprio del Tempo, Letture del II e del III Notturno, Orazione e commemorazione dal Proprio dei Santi (al 29 Luglio, ai Vespri commemorazione al 30 Luglio).

L'Inno di Mattutino e il Capitolo di Nona (usato anche come Lettura Breve di Prima) sono delle Vergini non Martiri. Le Antifone non si raddoppiano, si dicono cinque Commemorazioni Comuni a Lodi e Vespri (tutte meno quella della Croce) e le Preci Domenicali a Prima e Compieta.


Al Messale

Si può celebrare facoltativamente la Messa di Santa Marta come al 29 Luglio:

  • Gloria in excelsis

  • Tre Orazioni:

    • La prima della Messa
    • La seconda è la commemorazione dei Santi Felice II, Simplicio, Faustino e Beatrice
    • La terza è Ad poscenda suffragia Sanctorum (A cunctis)

  • Prefazio Comune
  • Ite Missa est
  • Prologo di San Giovanni

Oppure è possibile celebrare una Messa Votiva privata (senza Gloria, tre Orazioni di cui la prima della Messa, la seconda è la commemorazione di Santa Marta e la terza la commemorazione dei Santi Martiri, Prefazio della Messa o Comune, Benedicamus Domino, Ultimo Vangelo della Messa di Santa Marta in quanto strettamente proprio), o ancora una Messa quotidiana di Requiem (con tre Orazioni).


Letture del Mattutino (in latino)

AD I NOCTURNUM

Lectio 1

De libro quarto Regum

4 Reg 6:24-27

Congregávit Bénadad rex Sýriæ univérsum exércitum suum et ascéndit et obsidébat Samaríam. Factáque est fames magna in Samaría, et támdiu obséssa est, donec venumdarétur caput ásini octogínta argénteis, et quarta pars cabi stércoris columbárum quinque argénteis. Cumque rex Israël transíret per murum, múlier quædam exclamávit ad eum, dicens: Salva me, dómine mi rex. Qui ait: Non te salvat Dóminus, unde te possum salváre? de área, vel de torculári?

Lectio 2, 4 Reg 6:27-32

Dixítque ad eam rex: Quid tibi vis? Quæ respóndit: Múlier ista dixit mihi: Da fílium tuum ut comedámus eum hódie, et fílium meum comedémus cras. Cóximus ergo fílium meum, et comédimus; dixíque ei die áltera: Da fílium tuum, ut comedámus eum; quæ abscóndit fílium suum. Quod cum audísset rex, scidit vestiménta sua, et transíbat per murum; vidítque omnis pópulus cilícium, quo vestítus erat ad carnem intrínsecus. Et ait rex: Hæc mihi fáciat Deus et hæc addat, si stéterit caput Eliséi fílii Saphat super ipsum hódie. Eliséus autem sedébat in domo sua, et senes sedébant cum eo.

Lectio 3, 4 Reg 6:32-33; 7:1

Præmísit ítaque virum; et ántequam veníret núntius ille, dixit ad senes: Numquid scitis quod míserit fílius homicídæ hic, ut præcidátur caput meum? Vidéte ergo, cum vénerit núntius, cláudite óstium, et non sinátis eum introíre; ecce enim sónitus pedum dómini ejus post eum est. Adhuc illo loquénte eis, appáruit núntius qui veniébat ad eum. Et ait: Ecce, tantum malum a Dómino est; quid ámplius exspectábo a Dómino? Dixit autem Eliséus: Audíte verbum Dómini: hæc dicit Dóminus: In témpore hoc cras módius símilæ uno statére erit, et duo módii hórdei statére uno, in porta Samaríæ.

AD II NOCTURNUM

Lectio 4

Martha, nobílibus et copiosis paréntibus nata, sed Christi Dómini hospítio clarior, post ejus ascénsum in cælum, cum fratre, sorore, et Marcella pedíssequa, ac Maximino, uno ex septuagínta duobus discípulis Christi Dómini, qui totam illam domum baptizaverat, multisque aliis Christiánis, comprehensa a Judæis, in navem sine velo ac remigio impónitur, vastíssimoque mari ad certum naufragium committitur. Sed navis, Deo gubernante, salvis ómnibus, Massiliam appulsa est.

Lectio 5

Eo miraculo et horum prædicatióne, primum Massilienses, mox Aquenses ac finítimæ gentes in Christum credidérunt; Lazarusque Massiliensium et Maximinus Aquensium epíscopus creatur. Magdalena vero, assueta oratióni et pédibus Dómini, ut optima parte contemplandæ cæléstis beatitúdinis, quam elégerat, fruerétur, in vastam altíssimi montis spelúncam se cóntulit; ubi trigínta annos vixit, ab omni hóminum consuetúdine disjuncta, quotidiéque per id tempus ad audiendas cæléstium laudes in altum ab Angelis elata.

Lectio 6

Martha autem, mirábili vitæ sanctitáte et caritate, ómnium Massiliensium ánimis in sui amórem et admiratiónem adductis, in locum a viris remotum cum aliquot honestíssimis féminis se recepit; ubi summa cum laude pietátis et prudéntiæ diu vixit, ac demum, morte sua multo ante prædicta, miraculis clara migrávit ad Dóminum, quarto Kalendas Augusti. Cujus corpus apud Tarascum magnam habet veneratiónem.

AD III NOCTURNUM

Lectio 7

Léctio sancti Evangélii secúndum Lucam.

Luc 10:38-42

In illo témpore: Intrávit Jesus in quoddam castéllum; et múlier quædam, Martha nómine, excépit illum in domum suam. Et réliqua.

Homilía sancti Augustíni Epíscopi

Sermo 20 de Verbis Domini

Verba Dómini nostri Jesu Christi, quæ modo ex Evangélio recitáta sunt, ádmonent nos, esse unum aliquid quo tendámus, quando in hujus sæculi multitúdine laboramus. Téndimus autem adhuc peregrinántes, nondum manéntes; adhuc in via, nondum in pátria; adhuc desiderándo, nondum fruéndo. Tamen tendámus, et sine pigrítia et sine intermissióne tendámus, ut aliquándo perveníre valeamus. Martha et Maria duæ sorores erant, ambæ non solum carne, sed étiam religióne germanæ; ambæ Dómino adhæsérunt, ambæ Dómino in carne præsénti concorditer serviérunt.

Lectio 8

Suscépit eum Martha, sicut solent súscipi peregrini; sed tamen suscépit famula Dóminum, ægra Salvatórem, creatura Creatórem. Suscépit autem spíritu pascenda, in carne pascéndum. Voluit enim Dóminus formam servi accípere, et, accepta forma servi, in illa pasci a servis, dignatióne, non conditione. Nam et ista dignátio fuit, se præbére pascéndum. Habebat carnem, in qua esuriret quidem, et sitiret; sed nescítis, quia in erémo esuriénti Angeli ministrábant? Ergo quod pasci vóluit, pascénti præstitit. Quid autem mirum, si et de sancto Elía præstitit víduæ, quem prius, corvo ministrante, pascebat? Numquid pascéndo defécerat, quando ad víduam mittebat? Nequaquam, sed religiosam víduam, per obsequium exhibitum servo suo, benedicere disponebat.

Lectio 9

Sic ergo susceptus est Dóminus, tamquam hospes, qui in sua propria venit, et sui eum non recepérunt; sed quotquot recepérunt eum, dedit eis potestátem fílios Dei fíeri, adoptans servos et liberos fáciens, rédimens captivos et fáciens coheredes. Ne quis tamen vestrum fórsitan dicat: O beáti, qui Christum suscipere in domum propriam meruérunt! Noli dolére, noli murmurare quia tempóribus natus es, quando jam Dóminus non vides in carne. Non tibi ábstulit istam dignatiónem. Cum uni, inquit, ex minimis meis fecistis, mihi fecistis. Hæc de Dómino pascéndo in carne, sed pascénte in spiritu, pauca pro témpore dixérimus.


Traduzione italiana delle Letture del Mattutino

I NOTTURNO

Lettura 1

Dal quarto libro dei Re

4 Re 6:24-27

Benadad, re di Siria, radunò tutto il suo esercito, e salì per assediare Samaria. E ci fu una gran fame in Samaria, e l'assedio durò tanto che si arrivò a vendersi la testa d'un asino per ottanta monete d'argento, e la quarta parte d'un cabo di sterco di colombi per cinque monete d'argento. Or mentre il re d'Israele passava sulle mura, una donna gli gridò dicendo: Salvami, re mio signore. Ed egli disse: Non ti salva il Signore, come posso salvarti io? forse con quel che dà l'aia o il torchio?

Lettura 2, 4 Re 6:27-32

Poi il re le soggiunse: Che vuoi tu? Ed ella rispose: Questa donna mi disse: Dà qua il tuo figlio, e mangiamocelo oggi, domani poi mangeremo il figlio mio. Così cuocemmo il mio figlio e lo mangiammo; ma quando il dì seguente io le dissi: Dà il tuo figlio e mangiamocelo; ella lo nascose il suo figlio. Udito ciò, il re stracciò le sue vesti, e passava sulle mura; tutto il popolo vide il cilicio ond'era coperto di sotto sulla carne. Allora il re disse: Dio mi faccia questo e peggio, se la testa di Eliseo figlio di Safat resta oggi su di lui. Or Eliseo stava seduto in casa sua, e con lui sedevano pure gli anziani.

Lettura 3, 4 Re 6:32-33; 7:1

Egli dunque mandò innanzi un uomo; e prima che questo messo giungesse, (Eliseo) disse agli anziani: Non sapete che questo figlio d'un omicida ha mandato a farmi tagliare il capo? Badate dunque, quando verrà il messo, chiudete la porta, e non lasciatelo entrare; perché ecco già sento dietro di lui il calpestìo dei piedi del suo signore. Mentre egli ancora parlava loro, comparve il messo speditogli. Il quale disse: Ecco, vedi quanto male ci viene dal Signore; che aspetterò io più dal Signore? Allora Eliseo disse: Udite la parola del Signore: questo dice il Signore: Domani a quest'ora un moggio di fior di farina si avrà per un statere, e due moggia di orzo per uno statere alla porta di Samaria.

II NOTTURNO

Lettura 4

Marta, nata da genitori nobili e facoltosi, ma ancora più illustri per aver ospitato Cristo Signore, dopo l'ascensione di lui al cielo, presa dai Giudei insieme col fratello, colla sorella, colla serva Marcella e con Massimino, uno dei 72 discepoli di Cristo Signore, il quale aveva battezzato tutta questa famiglia, e con molti altri Cristiani, fu imbarcata su di una nave senza vela e senza remi, ed esposta a certo naufragio nell'immensità del mare. Ma la nave, guidata da Dio, li condusse tutti salvi a Marsiglia.

Lettura 5

Questo miracolo e la loro predicazione convertirono a Cristo prima i Marsigliesi, poi quelli d'Aix e le popolazioni vicine; e Lazzaro fu fatto vescovo di Marsiglia, e Massimino di Aix. Maddalena poi, abituata alla preghiera e a stare ai piedi del Signore, si ritirò in una vasta caverna sopra un'altissima montagna per godervi la parte migliore, che si era scelta per assaporare la felicità della contemplazione celeste; dove visse trenta anni separata da ogni commercio umano, trasportata durante questo tempo ogni giorno dagli Angeli nelle altezze per udire i canti dei Celesti abitatori.

Lettura 6

Marta invece, colla sua ammirabile santità di vita e carità, guadagnatosi l'amore e l'ammirazione di tutti gli abitanti di Marsiglia, si ritirò con alcune donne di grande virtù in un luogo solitario; dove visse lungo tempo con grandissima riputazione di pietà e prudenza, e dove infine, resa illustre per i suoi miracoli, dopo avere predetta molto prima la sua morte, se n'andò al Signore il 29 Luglio. Il suo corpo riscuote a Tarrascona grande venerazione.

III NOTTURNO

Lettura 7

Lettura del santo Vangelo secondo Luca

Luc 10:38-42

In quell'occasione: Gesù entrò in un villaggio; e una donna, per nome Marta , lo ricevette in casa sua. Eccetera.

Omelia di sant'Agostino Vescovo

Sermone 20 sulle Parole del Signore

Le parole di nostro Signore Gesù Cristo, che sono state lette ora nel Vangelo, ci ammoniscono che c'è una sola cosa a cui dobbiamo tendere in mezzo alle cure molteplici di questo mondo. Ora noi vi tendiamo come pellegrini, e non come cittadini; perché ancora nella via, e non già nella patria; come aspiranti, e non come possessori. Tuttavia tendiamovi, e tendiamovi senza pigrizia e senza interruzione, affin di potervi giungere un giorno. Marta e Maria erano due sorelle, congiunte tutte due non solo per il sangue, ma ancora per la religione; tutte due s'attaccarono al Signore, tutte due servirono concordi il Signore nella sua vita mortale.

Lettura 8

Marta lo ricevé come si suole ricevere un ospite; ma tuttavia era la serva che riceveva il suo Signore, una malata il Salvatore, la creatura il Creatore. Ella lo ricevé per nutrirlo nel corpo, e per essere nutrita da lui nell'anima. Poiché il Signore volle prendere la forma di servo, e in questa forma essere nutrito dai suoi servi, e ciò per bontà sua, non per necessità. Difatti fu bontà sua d'essersi lasciato nutrire. Certo egli aveva una carne soggetta alla fame e alla sete; ma ignorate forse, che quando ebbe fame nel deserto, lo servirono gli Angeli? Perciò se volle essere nutrito, fu tutto nell'interesse di chi lo nutriva. E che meraviglia, s'egli giovò così a una vedova per mezzo di sant'Elia, ch'egli aveva prima nutrito per ministero d'un corvo? Forse ch'egli era divenuto impotente a nutrire il profeta, perché lo mandò a questa vedova? No davvero, ma si proponeva di benedire la pia vedova per mezzo del servizio reso al suo servo.

Lettura 9

Così dunque il Signore fu ricevuto come ospite, «lui che venne nella sua casa, ed i suoi non lo ricevettero; ma a quanti lo han ricevuto egli ha dato il potere di diventar figli di Dio» Joann. 1, 11 adottando dei servi e facendone dei figli, riscattando degli schiavi e facendoli suoi coeredi. Nessuno di noi però dica: O beati coloro che meritarono di ricevere Cristo nella propria casa! Non rammaricarti, non brontolare per essere nato in tempi in cui non vedi il Signore nella carne. Egli non t'ha privato di questo favore. «Quello che avete fatto, dice, a uno di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» Matth. 25, 40. E questo quanto al cibo corporale offerto al Signore; quanto al cibo spirituale ch'egli dà a noi, ne diremo qualche cosa a suo tempo.


Ad Primam: il Martirologio del 30 Luglio 2021

Tertio Kalendas Augusti, luna vigesima.



Nel terzo giorno alle Calende di Agosto, luna ventesima.




Parti proprie della Messa (in latino)

INTROITUS

Dilexísti justítiam, et odísti iniquitátem: proptérea unxit te Deus, Deus tuus, óleo lætítiæ præ consórtibus tuis. --- Eructávit cor meum verbum bonum: dico ego ópera mea Regi. --- Glória Patri --- Dilexísti justítiam, et odísti iniquitátem: proptérea unxit te Deus, Deus tuus, óleo lætítiæ præ consórtibus tuis.

COLLECTAE

Orémus. Exáudi nos, Deus, salutáris noster: ut, sicut de beátæ Marthæ Vírginis tuæ festivitáte gaudémus; ita piæ devotiónis erudiámur affectu. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Orémus. Præsta, quǽsumus, Dómine: ut, sicut pópulus christiánus Mártyrum tuórum Felícis, Simplícii, Faustíni et Beatrícis temporáli sollemnitáte congáudet, ita perfruátur ætérna; et, quod votis célebrat, comprehéndat efféctu.

A cunctis nos, quǽsumus, Dómine, mentis et córporis defénde perículis: et, intercedénte beáta et gloriósa semper Vírgine Dei Genetríce María, cum beáto Joseph, beátis Apóstolis tuis Petro et Paulo, atque beáto N. et ómnibus Sanctis, salútem nobis tríbue benígnus et pacem; ut, destrúctis adversitátibus et erróribus univérsis, Ecclesia tua secúra tibi sérviat libertáte. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

EPISTOLA

Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Corínthios

2 Cor 10:17-18; 11, 1-2.

Fratres: Qui gloriátur, in Dómino gloriétur. Non enim, qui seípsum comméndat, ille probátus est; sed quem Deus comméndat. Utinam sustinerétis módicum quid insipiéntiæ meæ, sed et supportáte me: æmulor enim vos Dei æmulatióne. Despóndi enim vos uni viro vírginem castam exhibére Christo.

GRADUALE

Spécie tua et pulchritúdine tua inténde, próspere procéde et regna. Propter veritátem et mansuetúdinem et justítiam: et dedúcet te mirabíliter déxtera tua.

ALLELUJA

Allelúja, allelúja. Adducéntur Regi Vírgines post eam: próximæ ejus afferéntur tibi in lætítia.  Allelúja.

EVANGELIUM

Sequéntia ✠ sancti Evangélii secundum Lucam.

Luc 10:38-42

In illo témpore: Intrávit Jesus in quoddam castéllum: et múlier quædam, Martha nómine, excépit illum in domum suam: et huic erat soror nómine María, quæ étiam sedens secus pedes Dómini, audiébat verbum illíus. Martha autem satagébat circa frequens ministérium: quæ stetit et ait: Dómine, non est tibi curæ, quod soror mea réliquit me solam ministráre? dic ergo illi, ut me ádjuvet. Et respóndens, dixit illi Dóminus: Martha, Martha, sollícita es et turbáris erga plúrima: porro unum est necessárium. María óptimam partem elégit, quæ non auferétur ab ea.

OFFERTORIUM

Orémus. Fíliæ regum in honóre tuo, ástitit regína a dextris tuis in vestítu deauráto, circúmdata varietáte.

SECRETAE

Accépta tibi sit, Dómine, sacrátæ plebis oblátio pro tuórum honóre Sanctórum: quorum se méritis de tribulatióne percepísse cognóscit auxílium. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Hóstias tibi, Dómine, pro sanctórum Mártyrum tuórum Felícis, Simplícii, Faustíni et Beatrícis commemoratióne deférimus: supplíciter deprecántes; ut indulgéntiam nobis páriter cónferant et salútem.

Exáudi nos, Deus, salutáris noster: ut, per hujus sacraménti virtútem, a cunctis nos mentis et córporis hóstibus tueáris; grátiam tríbuens in præsénti, et glóriam in futuro. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

PRAEFATIO COMMUNIS

Vere dignum et justum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias agere: Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessione dicéntes: (Sanctus).

COMMUNIO

Quinque prudéntes vírgines accepérunt óleum in vasis suis cum lampádibus: média autem nocte clamor factus est: Ecce, sponsus venit: exíte óbviam Christo Dómino.

POSTCOMMUNIO

Orémus. Satiásti, Dómine, famíliam tuam munéribus sacris: ejus, quǽsumus, semper interventióne nos réfove, cujus sollémnia celebrámus. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Orémus. Præsta, quǽsumus, omnípotens Deus: ut sanctórum Martyrum tuórum Felícis, Simplícii, Faustíni et Beatrícis cœléstibus mýsteriis celebráta sollémnitas, indulgéntiam nobis tuæ propitiatiónis acquírat.

Mundet et múniat nos, quǽsumus, Dómine, divíni sacraménti munus oblátum: et, intercedénte beáta Vírgine Dei Genetríce María, cum beáto Joseph, beátis Apóstolis tuis Petro et Paulo, atque beáto N. et ómnibus Sanctis; a cunctis nos reddat et perversitátibus expiátos, et adversitátibus expedítos. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.


Traduzione italiana

INTROITO

Hai amato la giustizia, e odiato le cose perverse, perciò il Signore, tuo Dio, ti ha unto tra le tue compagne con l'olio che dà gioia. --- Vibra nel mio cuore un ispirato pensiero, mentre al Sovrano canto il mio poema. --- Gloria --- Hai amato la giustizia, e odiato le cose perverse, perciò il Signore, tuo Dio, ti ha unto tra le tue compagne con l'olio che dà gioia.

COLLETTE

Preghiamo. Ascoltaci, o Dio, nostra salvezza: e mentre ci rallegriamo per la festa della tua santa vergine Marta, impariamo ad amarti con devozione filiale. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Preghiamo. Fa', o Signore, che come il popolo cristiano gode della solennità temporale dei tuoi santi martiri Felice, Simplicio, Faustino e Beatrice, così abbia a godere dell'eterna felicità, conseguendo quanto celebra con desiderio.

Liberaci, O Signore, da ogni pericolo nell'anima e nel corpo; e, per l'intercessione della beata e gloriosa sempre vergine Maria Madre di Dio, del beato Giuseppe, dei beati apostoli tuoi Pietro e Paolo, del beato N. e di tutti i santi, benevolmente concedici salute e pace, affinché; libera da ogni avversità ed errore, la tua Chiesa ti possa servire in sicura libertà. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

EPISTOLA

Lettura della Lettera di san Paolo Apostolo ai Corinti.

2 Cor 10:17-18; 11, 1-2.

Fratelli, «chi si vanta, si vanti nel Signore»: poiché non chi si raccomanda da sé è approvato, bensì colui che il Signore raccomanda. Vorrei che voi sopportaste un po' di stoltezza da parte mia. Ma si, sopportatemi; poiché sono geloso di voi, della gelosia di Dio, avendovi fidanzati ad un solo sposo, come vergine casta da presentare a Cristo.

GRADUALE

Nello splendore della tua grazia, trionfa, avanza con fiducia e regna! Per la tua fedeltà e mitezza e giustizia la tua destra compirà prodigi.

ALLELUIA

Alleluia, alleluia. Le vergini dietro a lei sono condotte al Re, a te sono condotte le sue compagne in allegria. Alleluia.

VANGELO

Lettura del Santo Vangelo secondo San Luca.

Luc 10:38-42

In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, chiamata Marta, lo ricevette in casa sua. E questa aveva una sorella di nome Maria, la quale, postasi a sedere ai piedi del Signore, ne ascoltava la parola. Marta intanto si affannava tra le molte faccende di casa. Fermatasi poi disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi lasci sola a preparare? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, ti affanni ed inquieti per troppe cose. Eppure una sola è necessaria! Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

OFFERTORIO

Preghiamo. Figlie di re ti vengono incontro: siede alla tua destra la regina, ammantata di oro sopraffino.

SECRETE

Accetta, o Signore, l'offerta presentata in onore dei tuoi santi dal popolo che ti è consacrato: esso sa che per i loro meriti ha ottenuto il soccorso nella prova. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Eccoti, Signore queste ostie in memoria dei tuoi santi martiri Felice, Simplicio, Faustino e Beatrice; umilmente ti supplichiamo perché ci portino perdono ed anche salvezza.

O Dio nostra salvezza, esaudiscici; e, in virtù di questo sacramento proteggici da ogni nemico della mente e del corpo, dandoci la grazia nel tempo presente e la gloria nell'eternità. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PREFAZIO COMUNE

E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e dovunque a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le Dominazioni ti adorano, le Potenze ti venerano con tremore. A te inneggiano i Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di lode: (Sanctus).

COMUNIONE

Le cinque vergini prudenti portarono anche l'olio nei vasetti, insieme con le loro lucerne. Ma a mezzanotte si levò un clamore: «Ecco, lo sposo! Uscite incontro al Cristo Signore!».

POST-COMUNIONE

Preghiamo. Sostieni sempre, o Signore, per l'intercessione della santa di cui celebriamo la festa, questa tua famiglia che hai nutrito con il tuo sacrificio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Preghiamo. Fa', te ne preghiamo, Dio onnipotente, che i celesti misteri celebrati nella solennità dei tuoi santi martiri Felice, Simplicio, Faustino e Beatrice, ci ottengano la tua benigna indulgenza.

Il sacrificio che ti abbiamo offerto, te ne preghiamo, o Signore, ci purifichi e ci difenda; e, per l'intercessione della beata vergine Maria Madre di Dio, del beato Giuseppe, dei beati apostoli tuoi Pietro e Paolo, del beato N. e di tutti i santi, ci faccia e mondi da ogni peccato e liberi da ogni avversità. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Dall'Anno Liturgico di Dom Guéranger

29 LUGLIO SANTA MARTA, VERGINE

L’albergatrice del Signore.

« In qualunque città o villaggio voi entriate – diceva l’Uomo-Dio ai suoi discepoli – informatevi chi vi sia che lo meriti, e rimanete presso di lui» (Mt. 10, 11). Ora, racconta san Luca, avvenne che siccome essi erano in viaggio, egli stesso entrò in un certo villaggio, e una donna di nome Marta lo ricevette in casa sua (Le. 10, 38). Dove cercare un più splendido elogio, dove trovare una più sicura lode della sorella di Maddalena, che nel raccostamento di questi due testi del santo Vangelo?

Questo certo luogo in cui essa fu scelta da Gesù per dare a lui un degno asilo, questo villaggio – dice san Bernardo (II Discorso sull’Assunzione) è la nostra umile terra, sperduta come una borgata oscura nell’immensità dei domini del Signore (Bar. 3, 24-25). Il Figlio di Dio, partito dal cielo, andava alla ricerca della pecorella smarrita, guidato dall’amore (Sal. 18; Mt. 18, 12). Sotto le sembianze della nostra carne di peccato (Rom. 8, 3), era venuto in questo mondo che era opera sua, e il mondo non l’aveva conosciuto (Gv. 1, 10); Israele, suo popolo, non aveva avuto per lui nemmeno una pietra su cui potesse posare il capo ( Mt. 8, 20 ), e l’aveva lasciato mendicare nella sua sete l’acqua dai Samaritani (Gv. 4, 6, 7). Quanto a noi, i riscattati della gentilità che egli andava cercando così attraverso rinunce e fatiche, non è forse vero che la sua gratitudine deve essere anche la nostra per colei che, sfidando l’impopolarità del momento e la persecuzione dell’avvenire, volle saldare verso di lui il nostro comune debito?

Il privilegio di Marta.

Gloria dunque alla figlia di Sion che, fedele alle tradizioni di ospitalità dei patriarchi suoi antenati, fu benedetta più di loro nell’esercizio di questa nobile virtù! Quegli antenati della nostra fede, sapevano, più o meno oscuramente, che il desiderato d’Israele e l’atteso delle genti doveva apparire come un viandante e uno straniero sulla terra (Ger. 14, 8, 9). Anzi, pellegrini essi stessi d’una patria migliore, senza issa dimora (Gen. 18, 1-5; 23, 6; 26, 28), onoravano il futuro Salvatore che si presentava in incognito sotto la loro tenda (Ebr. 11, 8-16), così come noi veneriamo Cristo nell’ospite che la sua bontà ci manda (Mt. 35, 40). Per essi come per noi, questa re- lazione che veniva loro mostrata fra Colui che doveva venire e lo straniero che cercava un asilo, faceva dell’ospitalità una delle più nobili ancelle della carità. Più d’una volta, la visita di Angeli che si presta- vano sotto le sembianze umane ai buoni uffici del loro zelo, manifestò infatti la compiacenza che ne aveva il cielo (Ebr. 13, 2). Ma se è opportuno stimare nel loro giusto valore quelle celesti premure di cui la nostra terra non era degna, quanto più in alto si eleva tuttavia il privilegio di Marta, vera dama e principessa della santa ospitalità, dal momento che ne ha posto lo stendardo sulla vetta a cui dovettero convergere tutti i secoli dell’attesa e quelli dell’avvenire!

Se fu nobile cosa onorare Cristo prima della sua venuta in coloro che da vicino o da lontano ne erano le figure; se Gesù promette l’eterna ricompensa a chiunque gli dà asilo e lo serve nelle sue mistiche membra, è certo più grande e merita di più colei che ricevette in persona Colui il cui semplice ricordo o il solo pensiero dà alla virtù in ogni tempo merito e grandezza. E come Giovanni supera tutti i Profeti (Le. 7, 28) per aver mostrato presente il Messia che essi annunciavano a distanza, così il privilegio di Marta, che trae la sua eccellenza dalla propria e diretta eccellenza del Verbo di Dio da lei soccorso nella carne che aveva assunta per salvarci, la pone al disopra di tutti coloro che mai praticarono le opere di misericordia.

Azione e contemplazione.

Se dunque Maria ai piedi del Signore sceglie per sè la parte migliore (Lc. 10, 42), non abbiamo a credere che quella di Marta debba essere disprezzata. Il corpo è uno, ma ha parecchie membra, e non tutte queste membra hanno lo stesso compito; così l’impiego di ciascuno in Cristo è diverso secondo la grazia che ha ricevuta, sia per profetizzare, sia per servire (Rom. 12, 4-7). E l’Apostolo, esponendo questa diversità della chiamata divina: « In virtù della grazia che mi è stata data – dice -raccomando a ciascuno di voi di non voler sapere più del necessario, ma tanto che basti, secondo la misura di fede che Dio ha distribuito a ciascuno » (ibid. 3). O discrezione, custode della dottrina come pure madre delle virtù (Regola di S. Benedetto, 64), quante perdite nelle anime e talora quanti naufragi tu faresti evitare!

« Chiunque – dice san Gregorio con il suo sempre giusto criterio – chiunque si è consacrato interamente a Dio, deve aver cura di non dedicarsi soltanto alle opere, e di tendere anche alle vette della contemplazione. Tuttavia è di somma importanza su questo punto sapere che vi è una grande varietà di temperamenti spirituali. Uno che poteva attendere pacificamente alla contemplazione di Dio rimarrà schiacciato dalle opere; un altro che l’abituale occupazione umana avrebbe mantenuto in una vita onesta, si ferisce mortalmente con la spada di una contemplazione che supera le sue forze: o per mancanza dell’amore che impedisce al riposo di diventare torpore, o per mancanza del timore che protegge dalle illusioni dell’orgoglio e dei sensi. L’uomo che desidera essere perfetto deve per questo esercitarsi dapprima nella pianura alla pratica delle virtù, per salire quindi più sicuramente sulle vette, lasciando in basso ogni impulso dei sensi che non possono far altro se non distogliere le ricerche della mente, e ogni immagine i cui contorni non riuscirebbero ad adattarsi alla luce senza contorni che egli brama vedere. All’azione dunque il primo tempo, alla contemplazione l’ultimo. Il Vangelo loda Maria, ma Marta non vi viene affatto biasimata, poiché grandi sono i meriti della vita attiva, per quanto migliori siano quelli della contemplazione » (Moral. in Job. V, 26, passim).

La figura della Chiesa.

E se vogliamo penetrare più addentro il mistero delle due sorelle, osserviamo che, per quanto Maria sia la preferita, non è già tuttavia nella sua casa, nè in quella di Lazzaro il fratello, ma nella casa di Marta che ci viene mostrato l’Uomo-Dio soggiornare con quelli che ama. Gesù – dice san Giovanni – amava Marta, e la sorella di lei Maria, e Lazzaro (Gv. 11, 5): Lazzaro, figura dei pazienti che la sua misericordiosa onnipotenza chiama ogni giorno dalla morte del peccato alla vita divina; Maria, che si consacra in da questo mondo alle cure dell’eternità; e infine Marta, nominate qui per la prima come la maggiore del fratello e della sorella, misticamente la prima secondo quanto diceva san Gregorio, ma anche come colei dalla quale l’uno e l’altra dipendono in quella casa la cui amministrazione è affidata alle sue cure. Chi non riconoscerebbe qui l’immagine perfetta della Chiesa in cui, nella dedizione di un fraterno amore sotto l’occhio benigno del Padre che è nei cieli, il ministero attivo presiede al governo di tutti coloro che la grazia conduce a Gesù? Chi non comprenderebbe ancora le preferenze del Figlio di Dio per quella casa benedetta? L’ospitalità che egli vi riceveva, per quanto devota, gli dava minor sollievo per il suo faticoso cammino che non la visione già perfetta del volto di quella Chiesa che l’aveva fatto discendere dal cielo sulla terra.

L’onore di servire.

Marta aveva dunque già compreso che chiunque è primo deve essere il servo: così come il Figlio dell’uomo è venuto non per essere servito, ma per servire (Mt. 20, 26-28), e come più tardi il Vicario di Gesù si chiamerà Servo dei servi di Dio. Ma servendo Gesù, siccome serviva con lui e per lui il fratello e la sorella, chi potrebbe dubitare che più di ogni altro essa entrava a far parte delle promesse dell’Uomo-Dio allorché egli diceva: « Chi mi serve mi segue; e dove sarò io, ivi sarà anche il mio servo; e il Padre mio lo onorerà »? (Gv. 12, 26). Crediamo forse che in questa circostanza l’Emmanuele abbia potuto non tener conto di quella regola così nobile dell’ospitalità antica, che creava fra l’ospite e lo straniero una volta ammesso al suo focolare legami pari a quelli del sangue, quando al contrario il suo Evangelista ci dice che « a quanti lo ricevettero, diede il diritto di diventare figli di Dio »? (ibid. 1, 12). Infatti «chiunque lo riceve – dichiara egli stesso – non riceve soltanto lui, ma il Padre che lo manda » (Mc. 9, 36).

La pace promessa ad ogni casa che si fosse mostrata degna di ricevere gli inviati del cielo (Mt. 10, 12, 13), la pace che non sta senza lo Spirito di adozione dei figli (Rom. 8, 15), era discesa su Marta con un’abbondanza senza pari. L’esuberanza troppo umana che si era palesata dapprima nella sua premurosa sollecitudine, era stata per l’Uomo-Dio l’occasione di mostrare la sua divina gelosia per la perfezione di quell’anima così devota e così pura (Lc. 10, 41). Al sacro contatto, la viva natura dell’ospite del Re pacifico smise quanto le restava di febbrile inquietudine; e serva più attiva che mai, più accetta di qualunque altra (Mt. 26, 6; Gv. 12, 2), attinse dalla sua fede ardente in Cristo Figlio del Dio vivo (Gv. 11, 27) l’intelligenza dell’unico necessario e della parte migliore (Lc. 10, 42) che doveva un giorno essere anche la sua. Oh, quale maestro della vita spirituale, quale modello è qui Gesù di discrete fermezza, di paziente dolcezza, di celeste sapienza nella guida delle anime alle vette più sublimi (Gv. 11)!

Betania.

Fino al termine della sua vita mortale, secondo il consiglio della stabilità che dava ai suoi (Lc. 10, 7), l’Uomo-Dio rimase fedele all’ospitalità di Betania: è di qui che partì per salvare il mondo nella sua dolorosa Passione; ed è vicino a Betania che, lasciando il mondo, volle risalire in cielo.

Servita dal Signore.

Entrata per sempre in possesso della parte migliore, come è bello, o Marta, il tuo posto in cielo. Infatti colui che serve degnamente acquista un grado elevato – dice san Paolo – e giustamente grande è la sua fiducia nella fede di Gesù Cristo (I Tim. 3, 13). Il servizio che i diaconi di cui parlava l’Apostolo compiono per la Chiesa, tu l’hai compiuto per il suo Capo e Sposo; tu hai ben governato la tua casa (ibid. 4), che era l’immagine di quella Chiesa amata dal Figlio di Dio. Ordunque, ci assicura ancora il Dottore delle genti, « Dio non è ingiusto e quindi non può dimenticare l’opera tua, la carità che hai dimostrata per il suo nome, nell’aver servito i santi » (Ebr. 6, 10). E il Santo dei Santi, divenuto egli stesso tuo ospite, lascia già ben intravvedere la tua grandezza, quando parlando del servo fedele messo a capo della sua famiglia per dare a ciascuno il cibo al tempo giusto, esclama: « Beato quel servo che il padrone, tornando, troverà a fare il suo dovere! In verità vi dico: gli darà l’amministrazione di tutti i suoi beni» (Mt. 24, 46, 47). È dunque giunto il momento dell’incontro eterno! Assisa ormai nella casa di quell’ospite fedele più di ogni altro alle leggi dell’ospitalità, tu lo vedi far della sua tavola la tua tavola (Le. 22, 30), e cingendosi a sua volta i fianchi servirti come tu avevi servito lui (ibid. 12, 37).

Al servizio della Chiesa.

Dal seno del tuo riposo, proteggi coloro che continuano a curare gli interessi di Cristo quaggiù, nel suo corpo mistico che è tutta la Chiesa, nelle sue membra affaticate o sofferenti che sono i poveri e gli afflitti di ogni specie. Moltiplica e benedici le opere della anta ospitalità; che il vasto campo della misericordia e della carità veda ancora ai nostri giorni crescere le sue prodigiose messi! Che nulla abbia a perdersi dell’attività così encomiabile in cui si prodiga lo zelo di tante anime generose! E a questo ine, o sorella di Maria, insegna a tutti, come tu stessa hai appreso dal Signore, a porre al di sopra di ogni cosa l’unico necessario, a stimare nel suo giusto valore la parte migliore (Lc. 10, 38-42).



LO STESSO GIORNO COMMEMORAZIONE DEI SANTI FELICE II PAPA, SIMPLICIO, FAUSTINO E BEATRICE, MARTIRI

Un Papa e tre Martiri.

La Chiesa commemora in questo giorno il Papa Felice, i fratelli martiri Simplicio e Faustino e la sorella di questi Viatrice. I due fratelli martiri furono annegati nel Tevere nel 304, durante la persecuzione di Diocleziano. La loro sorella, il cui nome si trasformò più tardi in quello di Beatrice, ne raccolse i corpi e diede ad essi una degna sepoltura. Poi, perì poco dopo, strangolata da alcuni pagani, e fu sepolta accanto ai fratelli. Fin dal secolo iv fu innalzata sulla loro tomba una basilica. Nel 683, Leone II trasportò le loro reliquie a Santa Bibiana. Attualmente si trovano a Santa Maria Maggiore.

Felice II, dopo aver compiuto a Roma, dal 355 al 358, una specie di interinato durante l’esilio del Papa Liberio, fu egli pure scacciato da Roma dopo il ritorno dell’esiliato, e morì presso Porto nel 365. Più tardi lo si è confuso con una martire di nome Felice, ciò che gli ha appunto meritato il culto di cui gode oggi, insieme con santa Beatrice e i fratelli.

Orazione: « Fa’, te ne preghiamo, o Signore, che il popolo cri- stiano, il quale celebra con letizia nel tempo la solennità dei tuoi martiri Felice, Simplicio, Faustino e Beatrice, possa così pure goderne nell’eternità; e che ottenga la realizzazione di quanto anticipa con i suoi voti ».