29 ottobre 2021

Sabato 30 Ottobre 2021 nella liturgia



Vigilia di Ognissanti anticipata al Sabato, Vigilia Comune, colore liturgico violaceo. Malgrado di per sé sia un giorno di digiuno e astinenza (è una delle quattro "Vigilie digiunate" a norma del Can. 1252), il digiuno e l'astinenza non si anticipano con la Vigilia dunque quest'anno si omettono.

Primi Vespri della Festa di Nostro Signore Gesù Cristo Re, Doppio di I Classe, colore liturgico bianco. Commemorazione della XXIII Domenica dopo Pentecoste e I di Novembre.


Nota: la Festa di Cristo Re è stata istituita nel 1925, dunque non si trova nei libri liturgici anteriori.


Qui per le peculiarità del Tempo dopo Pentecoste:

https://loquerequaedecentsanamdoctrinam.blogspot.com/2021/05/dispensa-di-liturgia-sul-tempo-dopo.html


Al Breviario

All'Ufficio della Vigilia:

Tutto dal Salterio (1 Notturno di 9 Salmi a Mattutino, II Schema a Lodi, quarto Salmo a Prima). Letture del Mattutino (se non si trovano nel Proprio) dal Comune di più Martiri ma coi Responsori del Sabato nella IV Settimana di Ottobre, Orazione dal Proprio dei Santi (al 31 Ottobre).

Le Antifone non si raddoppiano, il Suffragio si omette ob identitatem personarum ma si dicono le Preci Feriali da Lodi a Nona.

All'Ufficio di Cristo Re:

Ai Vespri tutto dal Proprio dei Santi (la Festa si trova tra il 24 e il 25 Ottobre), i Salmi dei Primi Vespri del Comune degli Apostoli. Per la commemorazione della Domenica si prendono l'Antifona al Magnificat del Sabato che precede la I Domenica di Novembre (si trova dopo le Letture del Mattutino del Sabato nella V Settimana di Ottobre), il Versetto dal Salterio e l'Orazione della XXIII Domenica dopo Pentecoste. Compieta della Domenica.

Le Antifone si raddoppiano, Suffragio e Preci si omettono. La conclusione dell'Inno Te lucis di Compieta è quella propria di questa Festa: <<Jesu tibi sit gloria qui sceptra mundi temperas>>.


Nota per coloro che recitano per devozione il Breviario anteriore alle disastrose riforme del 1911 (chi ha l'obbligo dell'Ufficio purtroppo non soddisfa a tale obbligo se non usa il Breviario riformato dalla Costituzione Apostolica Divino Afflatu, almeno tale è stata la volontà di San Pio X espressamente manifestata nella detta Costituzione):

Vigilia di Ognissanti anticipata al Sabato, colore liturgico violaceo. Giorno di digiuno e astinenza (col Corpus Juris Canonici il digiuno e l'astinenza si anticipano con le Vigilie).

Primi Vespri della XXIII Domenica dopo Pentecoste e I di Novembre, Domenica minore, Semidoppio, colore liturgico verde.

All'Ufficio della Vigilia:

Tutto dal Salterio. Letture del Mattutino dal Comune di più Martiri ma coi Responsori del Sabato nella IV Settimana di Ottobre, Orazione dal Proprio dei Santi (al 31 Ottobre).

Le Antifone non si raddoppiano, si dicono cinque Commemorazioni Comuni a Lodi (tutte meno quella della Croce) e le Preci Feriali da Lodi a Nona.

All'Ufficio della Domenica:

Ai Vespri tutto dal Salterio, Antifona al Magnificat del Sabato che precede la I Domenica di Novembre (si trova dopo le Letture del Mattutino del Sabato nella V Settimana di Ottobre), Orazione della XXIII Domenica dopo Pentecoste.

Le Antifone non si raddoppiano, si dicono cinque Commemorazioni Comuni a Vespri (tutte meno quella della Croce) e le Preci a Compieta.


Al Messale

Messa al 31 Ottobre:

  • Il Gloria in excelsis e l'Alleluia si omettono

  • Si possono dire tre o cinque o sette Orazioni:
    • La prima della Messa
    • La seconda dello Spirito Santo: Deus qui corda fidelium
    • La terza Contro i persecutori della Chiesa: Ecclesiae tuae; oppure Per il Papa: Deus omnium Fidelium
    • Le altre ad libitum

  • Prefazio Comune
  • Benedicamus Domino
  • Prologo di San Giovanni


Letture del Mattutino (in latino)

AD NOCTURNUM

Lectio 1

Léctio sancti Evangélii secúndum Lucam.

Luc 6:17-23

In illo témpore: Descéndens Jesus de monte, stetit in loco campéstri, et turba discipulórum ejus, et multitúdo copiósa plebis ab omni Judǽa, et Jerúsalem, et marítima, et Tyri, et Sidónis. Et réliqua.

Homilía sancti Ambrósii Epíscopi

Lib. 5 in Luc. cap. 6, post init.

Advérte ómnia diligénter, quómodo et cum Apóstolis ascéndat et descéndat ad turbas. Quómodo enim turba nisi in húmili Christum vidéret? Non séquitur ad excélsa, non ascéndit ad sublímia. Dénique ubi descéndit, invénit infírmos: in excélsis enim infírmi esse non possunt. Hinc étiam Matthǽus docet in inferióribus débiles esse sanátos. Prius enim unusquísque sanándus est, ut paulátim virtútibus procedéntibus ascéndere possit ad montem; et ídeo quemque in inferióribus sanat, hoc est, a libídine révocat, injúriam cæcitátis avértit. Ad vúlnera nostra descéndit: ut usu quodam et cópia suæ natúræ, compartícipes nos fáciat esse regni cæléstis.

Lectio 2

Beáti páuperes, quia vestrum est regnum Dei. Quátuor tantum beatitúdines sanctus Lucas Domínicas posuit, octo vero sanctus Matthǽus: sed in illis octo istæ quátuor sunt, et in quátuor istis illæ octo. Hic enim quátuor velut virtútes ampléxus est cardináles: ille in illis octo mýsticum númerum reserávit. Pro octáva enim multi inscribúntur Psalmi: et mandátum áccipis octo illis partem dare fortásse benedictiónibus. Sicut enim spei nostræ octáva perféctio est, ita octáva summa virtútum est.

Lectio 3

Sed prius quæ sunt amplióra videámus. Beáti, inquit, páuperes, quóniam vestrum est regnum Dei. Primam benedictiónem hanc utérque Evangelísta pósuit. Órdine enim prima est, et parens quædam generatióque virtútum: quia qui contempsérit sæculária, ipse merébitur sempitérna: nec potest quisquam méritum regni cæléstis adipísci, qui mundi cupiditáte pressus, emergéndi non habet facultátem.


Traduzione italiana delle Letture del Mattutino

NOTTURNO UNICO

Lettura 1

Lettura del Santo Vangelo secondo Luca

Luca 6:17-23

In quel tempo, disceso Gesù con essi, si fermò alla pianura egli e la turba de' suoi discepoli, e una gran folla di popolo di tutta la Giudea, e di Gerusalemme, e del paese marittimo di Tiro e di Sidone. Eccetera.

Omelia di sant'Ambrogio Vescovo

Libro 5 su Luca, cap. 6, dopo l'inizio

Fate bene attenzione a tutto, al modo in cui sale con i discepoli e discende alle folle. In che modo infatti la folla poteva vedere Cristo se non in basso? Non Lo segue sulle altezze, non sale ai vertici. Pertanto dove discende, trova gli infermi: sulle altezze infatti non ci possono essere infermi. Indi anche Matteo insegna che i debilitati furono sanati nei luoghi inferiori. Prima difatti va sanato ciascuno in modo che possa ascendere al monte pian piano con le forze che crescono; e quindi sana ciascuno nei luoghi inferiore, cioè, li richiama dalla lussuria, rimuove il danno della cecità. È sceso alle nostre ferite: affinché, con un certo uso ed abbondanza della sua natura, ci faccia essere compartecipi del regno dei cieli.

Lettura 2

Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. San Luca pose soltanto quattro beatitudini del Signore, mentre san Matteo otto: ma in quelle otto ci stanno queste quattro, ed in queste quattro quelle otto. Questi infatti ha come abbracciato le quattro virtù cardinali: quello in quelle otto ha rivelato un numero mistico. Infatti molti Salmi hanno l'iscrizione "per l'ottava": e ricevi ordine di metterti in grado di partecipare in qualche modo a queste otto beatitudini. Come infatti l'ottava è la perfezione della nostra speranza, così l'ottava è la somma delle virtù.

Lettura 3

Ma prima guardiamo a quelle che sono più grandi. Beati, disse, i poveri, perché vostro è il regno di Dio. Entrambi gli evangelisti posero questa beatitudine. Infatti è la prima in ordine è una madre e la generazione delle virtù: poiché chi avrà disprezzato le cose del mondo, egli meriterà la vita eterna: né può alcuno meritare il regno dei cieli, che, oppresso dal desiderio del mondo, non ha la capacità di emergere.


Ad Primam: il Martirologio del 31 Ottobre 2021

Pridie Kalendas Novembris, luna vigesima quinta.

Et post Kalendas et lunam, primo loco legitur elogium Domini Nostri Jesu Christi Regis ut in rubricis Martyrologii; omittitur vero elogium Vigiliae omnium Sanctorum quia hoc anno anticipata fuit ad Sabbatum:



Nel giorno precedente alle Calende di Novembre, luna venticinqesima.

Dopo le Calende e la luna, al primo posto si legge l'elogio di Cristo Re come nelle rubriche del Martirologio; si omette invece l'elogio della Vigilia di Ognissanti poiché quest'anno è stata anticipata al Sabato:




Parti proprie della Messa (in latino)

INTROITUS

Júdicant Sancti gentes et dominántur pópulis: et regnábit Dóminus, Deus illórum, in perpétuum. --- Exsultáte, justi, in Dómino: rectos decet collaudátio. --- Glória Patri --- Júdicant Sancti gentes et dominántur pópulis: et regnábit Dóminus, Deus illórum, in perpétuum.

COLLECTAE

Orémus. Dómine, Deus noster, multiplica super nos grátiam tuam: et, quorum prævenimus gloriósa sollémnia, tríbue subsequi in sancta professione lætítiam. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Orémus. Deus, qui corda fidélium Sancti Spíritus illustratióne docuísti: da nobis in eódem Spíritu recta sápere; et de ejus semper consolatióne gaudére.

Ecclésiæ tuæ, quæsumus, Dómine, preces placátus admítte: ut, destrúctis adversitátibus et erróribus univérsis, secúra tibi sérviat libertáte.

Orationes ad libitum.

EPISTOLA

Léctio libri Apocalýpsis beáti Joánnis Apóstoli.

Apoc 5:6-12

In diébus illis: Ecce, ego Joánnes vidi in médio throni et quatuor animálium et in médio seniórum Agnum stantem tamquam occísum, habéntem córnua septem et óculos septem: qui sunt septem spíritus Dei, missi in omnem terram. Et venit: et accépit de déxtera sedéntis in throno librum. Et cum aperuísset librum, quatuor animália et vigínti quatuor senióres ceciderunt coram Agno, habéntes singuli cítharas, et phiálas áureas plenas odoramentórum, quæ sunt oratiónes sanctórum: et cantábant cánticum novum, dicéntes: Dignus es, Dómine, accípere librum et aperíre signácula ejus: quóniam occisus es, et redemísti nos Deo in sánguine tuo ex omni tribu et lingua et pópulo et natióne: et fecísti nos Deo nostro regnum et sacerdótes: et regnábimus super terram. Et vidi, et audívi vocem Angelórum multórum in circúitu throni et animálium et seniórum: et erat númerus eórum mília mílium, dicéntium voce magna: Dignus est Agnus, qui occísus est, accípere virtútem et divinitátem et sapiéntiam et fortitúdinem et honórem et glóriam et benedictiónem in sǽcula sæculórum. Amen.

GRADUALE

Exsultábunt Sancti in glória: lætabúntur in cubílibus suis. Cantáte Dómino cánticum novum: laus ejus in ecclésia sanctórum.

EVANGELIUM

Sequéntia ✠ sancti Evangélii secundum ucam.

Luc 6:17-23

In illo témpore: Descéndens Jesus de monte, stetit in loco campéstri, et turba discipulórum ejus, et multitúdo copiósa plebis ab omni Judæa, et Jerúsalem, et marítima, et Tyri, et Sidónis, qui vénerant, ut audírent eum et sanaréntur a languóribus suis. Et, qui vexabántur a spirítibus immúndis, curabántur. Et omnis turba quærébat eum tángere; quia virtus de illo exíbat, et sanábat omnes. Et ipse, elevátis óculis in discípulos suos, dicébat: Beáti, páuperes: quia vestrum est regnum Dei. Beáti, qui nunc esurítis: quia saturabímini. Beáti, qui nunc fletis: quia ridébitis. Beáti éritis, cum vos óderint hómines, et cum separáverint vos et exprobráverint, et ejécerint nomen vestrum tamquam malum, propter Fílium hóminis. Gaudéte in illa die et exsultáte: ecce enim, merces vestra multa est in cœlo.

OFFERTORIUM

Orémus. Exsultábunt Sancti in glória, lætabúntur in cubílibus suis: exaltatiónes Dei in fáucibus eórum.

SECRETAE

Altáre tuum, Dómine, munéribus cumulámus oblátis: da, quǽsumus; ut ad salútem nostram, ómnium Sanctórum tuórum precatióne, profíciant, quorum sollémnia ventúra præcúrrimus. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Múnera, quǽsumus, Dómine, obláta sanctífica: et corda nostra Sancti Spíritus illustratióne emúnda.

Prótege nos, Dómine, tuis mystériis serviéntes: ut, divínis rebus inhæréntes, et córpore tibi famulémur et mente.

Orationes ad libitum.

PRAEFATIO COMMUNIS

Vere dignum et justum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias agere: Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessione dicéntes: (Sanctus).

COMMUNIO

Justórum ánimæ in manu Dei sunt, et non tanget illos torméntum malítiæ: visi sunt óculis insipiéntium mori: illi autem sunt in pace.

POSTCOMMUNIO

Orémus. Sacraméntis, Dómine, et gáudiis optátæ celebritátis explétis: quǽsumus; ut eórum précibus adjuvémur, quorum recordatiónibus exhibéntur. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Orémus. Sancti Spíritus, Dómine, corda nostra mundet infúsio: et sui roris íntima aspersióne fecúndet.

Quaesumus, Dómine, Deus noster: ut, quos divína tríbuis participatióne gaudére, humánis non sinas subjacére perículis.

Orationes ad libitum.


Traduzione italiana

INTROITO

Giudicheranno le nazioni, domineranno i popoli, e loro re sarà Iddio eternamente. --- Esultate, o giusti, nel Signore, ai buoni si addice la lode. --- Gloria --- Giudicheranno le nazioni, domineranno i popoli, e loro re sarà Iddio eternamente.

COLLETTE

Preghiamo. Signore, Dio nostro, moltiplica su di noi la tua grazia: e concedici di conseguire con una santa vita la felicità di coloro, alla cui gloriosa, solennità ci prepariamo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Preghiamo. O Dio, che hai ammaestrato i tuoi fedeli con la luce dello Spirito Santo, concédici di sentire correttamente nello stesso Spirito, e di godere sempre della sua consolazione.

Accogli, placato, o Signore le preghiere della tua Chiesa perché, distrutte tutte le avversità e gli errori, ti serva in sicura libertà.

Altre due o quattro Orazioni a scelta del Sacerdote (senza Oremus, solo l'ultima ha la conclusione).

EPISTOLA

Lettura del libro dell'Apocalisse di San Giovanni Apostolo.

Apoc 5:6-12

Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello in piedi, che sembrava essere stato immolato, e aveva sette corna e sette occhi che sono i sette spiriti di Dio, mandati per tutta la terra. Egli venne e prese il libro dalla destra di colui che sedeva sul trono. Quand'ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all'Agnello, ciascuno con una cetra e delle coppe d'oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi. Essi cantavano un cantico nuovo, dicendo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra». E vidi, e udii voci di molti angeli intorno al trono, alle creature viventi e agli anziani; e il loro numero era di miriadi di miriadi, e migliaia di migliaia. Essi dicevano a gran voce: «Degno è l'Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode». Amen.

GRADUALE

Erompano i santi in grida di gloria; acclamino dai loro seggi. Cantate al Signore un cantico nuovo; la sua lode risuoni nella chiesa dei santi.

VANGELO

Lettura del Santo Vangelo secondo San Luca.

Luc 6:17-23

In quel tempo: Disceso Gesù dal monte, si fermò alla pianura con la folla dei suoi discepoli e gran quantità di popolo che da tutta la Giudea e da Gerusalemme e dalle marine di Tiro e di Sidone era venuta ad ascoltarlo e farsi guarire dalle proprie infermità. E quelli che erano vessati da spiriti immondi ne erano liberati; e tutto il popolo cercava di toccarlo, perché da lui scaturiva una potenza che sanava tutti. E alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, che siete poveri, perché a voi appartiene il Regno di Dio. Beati voi che ora avete fame , perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e oltraggeranno e ripudieranno il vostro nome come di malvagi per cagione del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate; ecco, la vostra mercede sarà grande nel cielo».

OFFERTORIO

Preghiamo. Erompano i santi in grida di gloria; acclamino dai loro seggi; sia nella loro bocca l'esaltazione di Dio.

SECRETE

Ricolmiamo, o Signore, il tuo altare con l’offerta di doni: concedici, ti preghiamo, affinché la solennità ventura che preveniamo giovi alla nostra salvezza tramite la preghiera di tutti i tuoi Santi. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Santifica, Te ne preghiamo, o Signore, i doni che Ti vengono offerti, e monda i nostri cuori con la luce dello Spirito Santo.

Proteggi, o Signore, noi che celebriamo i tuoi misteri, perché trattando le cose divine, ti serviamo col corpo e coll’anima.

Altre due o quattro Orazioni a scelta del Sacerdote (solo l'ultima ha la conclusione).

PREFAZIO COMUNE

E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e dovunque a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le Dominazioni ti adorano, le Potenze ti venerano con tremore. A te inneggiano i Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di lode: (Sanctus).

COMUNIONE

I giusti sono nelle mani di Dio e non li toccherà il tormento della malvagità: parvero morire agli occhi degli stolti: invece essi sono nella pace.

POST-COMUNIONE

Preghiamo. Completati, o Signore, i misteri e le gioie della desiderata festività, ti preghiamo affinché siamo aiutati dalle preghiere di coloro, per ricordare i quali li abbiamo compiuti. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Preghiamo. Fa, o Signore, che l’infusione dello Spirito Santo purifichi i nostri cuori, e li fecondi con l’intima aspersione della sua grazia.

Ti preghiamo, Signore Iddio nostro, perché Tu non permetta che soggiacciano a umani pericoli coloro cui hai concesso di godere delle divina partecipazione.

Altre due o quattro Orazioni a scelta del Sacerdote (senza Oremus, solo l'ultima ha la conclusione).


Dall'Anno Liturgico di Dom Guéranger

Purtroppo è impossibile trovare online versioni dell'Anno Liturgico di Dom Guéranger anteriori al 1955, anno in cui, tra le perverse riforme realizzate dal massone apostata Annibale Bugnini, vi è la soppressione della quasi totalità delle Vigilie dal calendario liturgico.

28 ottobre 2021

Venerdì 29 Ottobre 2021 nella liturgia



Venerdì nella XXII Settimana dopo Pentecoste e IV di Ottobre, Feria minore, colore liturgico verde. Giorno di astinenza dalle carni.

(I Vespri sono della Feria e non di Santa Maria in Sabato, in quanto domani si anticipa la Vigilia di Ognissanti).


Qui per le peculiarità del Tempo dopo Pentecoste:

https://loquerequaedecentsanamdoctrinam.blogspot.com/2021/05/dispensa-di-liturgia-sul-tempo-dopo.html


Al Breviario

Tutto dal Salterio (1 Notturno di 9 Salmi a Mattutino, I Schema a Lodi). Letture del Mattutino dal Proprio del Tempo al Lunedì nella V Settimana di Ottobre* ma coi Responsori del Venerdì della IV Settimana; Orazione della XXII Domenica dopo Pentecoste.

Le Antifone non si raddoppiano, si dicono il Suffragio a Lodi e Vespri e le Preci Domenicali a Prima e Compieta.


* Quando Ottobre conta solo quattro Settimane per il Proprio del Tempo, le Letture del Lunedì, Martedì e Mercoledì della V Settimana si leggono nel loro ordine rispettivamente al Giovedì, Venerdì e Sabato della IV Settimana, nella misura in cui non ricorrono Lezioni proprie eventualmente occorrenti; le Lezioni impedite si omettono. Ieri c'è stata la Festa dei Santi Apostoli Simone e Giuda, domani la Vigilia di Ognissanti: resta solo oggi per leggere la Lezione che altrimenti spetterebbe a Lunedì prossimo. Ricordo che anche se il Proprio dei Santi considera la prossima Domenica come Ultima di Ottobre, e dunque vi ricorre la Festa di Cristo Re, per il Proprio del Tempo è invece la I Domenica di Novembre in quanto la più prossima al 1° del mese.


Nota per coloro che recitano per devozione il Breviario anteriore alle disastrose riforme del 1911 (chi ha l'obbligo dell'Ufficio purtroppo non soddisfa a tale obbligo se non usa il Breviario riformato dalla Costituzione Apostolica Divino Afflatu, almeno tale è stata la volontà di San Pio X espressamente manifestata nella detta Costituzione):

Venerdì nella XXII Settimana dopo Pentecoste e IV di Ottobre, Feria minore, colore liturgico verde. Giorno di astinenza dalle carni.

(I Vespri sono della Feria e non di Santa Maria in Sabato, in quanto domani si anticipa la Vigilia di Ognissanti).


Tutto dal Salterio (1 Notturno di 12 Salmi a Mattutino, 4 Salmi a Prima). Letture del Mattutino dal Proprio del Tempo alla V Domenica di Ottobre* coi suoi Responsori; Orazione della XXII Domenica dopo Pentecoste.

Le Antifone non si raddoppiano, si dicono tutte e sei le Commemorazioni Comuni a Lodi e Vespri e le Preci Domenicali a Prima e Compieta.


* Quando Ottobre conta solo quattro Settimane per il Proprio del Tempo, le Letture della V Domenica di Ottobre, del Lunedì e del Martedì seguenti si leggono nel loro ordine rispettivamente al Giovedì, Venerdì e Sabato della IV Settimana, nella misura in cui non ricorrono Lezioni proprie eventualmente occorrenti; le Lezioni impedite si omettono. Ieri c'è stata la Festa dei Santi Apostoli Simone e Giuda, domani la Vigilia di Ognissanti: resta solo oggi per leggere la Lezione che altrimenti spetterebbe a Domenica prossima, che per il Proprio del Tempo è la I di Novembre in quanto la più prossima al 1° del mese.


Al Messale

Si può celebrare facoltativamente della XXII Domenica di Pentecoste con le seguenti variazioni:

  • Il Gloria in excelsis e il Credo si omettono
  • Si possono dire tre o cinque o sette Orazioni:

    • La prima della Messa

    • La seconda Ad poscenda suffragia Sanctorum (A cunctis)

    • Le altre ad libitum

  • Prefazio Comune
  • Benedicamus Domino
  • Prologo di San Giovanni

Oppure è possibile celebrare una Messa Votiva privata (senza Gloria, tre o cinque o sette Orazioni di cui la prima della Messa, la seconda A cunctis e le altre ad libitum, Prefazio della Messa o Comune, Benedicamus Domino), o ancora una Messa quotidiana di Requiem (con tre Orazioni).


Letture del Mattutino (in latino)

AD NOCTURNUM

Lectio 1

De libro secúndo Machabæórum

2 Mac 6:18-22

Igitur Eleázarus, unus de primóribus scribárum, vir ætáte provéctus, et vultu decórus, apérto ore hians compellebátur carnem porcínam manducáre; at ille gloriosíssimam mortem magis quam odíbilem vitam compléctens, voluntárie præíbat ad supplícium. Intuens autem quemádmodum oportéret accédere, patiénter sústinens, destinávit non admíttere illícita propter vitæ amórem. Hi autem qui astábant, iníqua miseratióne commóti propter antíquam viri amicítiam, tolléntes eum secréto rogábant afférri carnes quibus vesci ei licébat, ut simularétur manducásse, sicut rex imperáverat, de sacrifícii cárnibus, ut hoc facto, a morte liberarétur: et propter véterem viri amicítiam, hanc in eo faciébant humanitátem.

Lectio 2, 2 Mac 6:23-28

At ille cogitáre cœpit ætátis ac senectútis suæ eminéntiam dignam, et ingénitæ nobilitátis canítiem, atque a púero óptimæ conversatiónis actus: et secúndum sanctæ et a Deo cónditæ legis constitúta, respóndit cito, dicens præmítti se velle in inférnum. Non enim ætáti nostræ dignum est, inquit, fíngere: ut multi adolescéntium, arbitrántes Eleázarum nonagínta annórum transísse ad vitam alienigenárum, et ipsi propter meam simulatiónem, et propter módicum corruptíbilis vitæ tempus decipiántur, et per hoc máculam atque exsecratiónem meæ senectúti conquíram. Nam, etsi in præsénti témpore supplíciis hóminum erípiar, sed manum Omnipoténtis nec vivus, nec defúnctus, effúgiam. Quam ob rem fórtiter vita excedéndo, senectúte quidem dignus apparébo: adolescéntibus autem exémplum forte relínquam, si prompto ánimo ac fortiter pro gravíssimis ac sanctíssimis légibus honésta morte perfúngar. His dictis, conféstim ad supplícium trahebátur.

Lectio 3, 2 Mac 7:1-5

Cóntigit autem et septem fratres una cum matre sua apprehénsos compélli a rege édere contra fas carnes porcínas, flagris et táureis cruciátos. Unus autem ex illis, qui erat primus, sic ait: Quid quæris et quid vis díscere a nobis? Paráti sumus mori, magis quam pátrias Dei leges prævaricári. Irátus ítaque rex jussit sartágines et ollas ǽneas succéndi. Quibus statim succénsis, jussit ei qui prior fúerat locútus, amputári linguam, et, cute cápitis abstrácta, summas quoque manus et pedes ei præscíndi, céteris ejus frátribus et matre inspiciéntibus. Et, cum jam per ómnia inútilis factus esset, jussit ignem admovéri, et adhuc spirántem torréri in sartágine: in qua, cum diu cruciarétur, céteri una cum matre ínvicem se hortabántur mori fórtiter.


Traduzione italiana delle Letture del Mattutino

NOTTURNO UNICO

Lettura 1

Dal secondo libro dei Maccabei

2 Mac 6:18-22

Eleazaro dunque, uno dei primi dottori della legge, uomo di età avanzata e di bell'aspetto, apertagli a forza la bocca, volevano costringerlo a mangiar carne di porco; ma egli preferendo una gloriosissima morte ad una odiosa vita, volontariamente s'incamminava al supplizio. E mirando a quel che gli convenisse fare soffrendo con pazienza, determinò di non fare cosa illecita per amor della vita. Quelli però ch'eran presenti, mossi da falsa compassione per l'antica amicizia che avevano con lui, prendendolo in disparte, lo pregavano di farsi portare le carni che gli era lecito di mangiare, fingendo ch'egli avesse mangiato, secondo l'ordine del re, delle carni del sacrificio, affinché così si liberasse dalla morte, e gli usavano questa umanità per l'antica amicizia con lui.

Lettura 2, 2 Mac 6:23-28

Ma egli si mise a riflettere all'eminente dignità della sua età e vecchiezza, all'ingenita nobiltà della sua canizie e alla illibata condotta sin da fanciullo; e secondo i precetti della legge santa stabilita da Dio, rispose subito dicendo che avrebbe voluto essere prima gettato nell'inferno. Perché, disse egli, non è conveniente alla nostra età di fingere, cosicché molti giovani credendo che Eleazaro sui novant'anni sia passato alla vita dei pagani, anch'essi per la mia finzione e per questo poco di vita corruttibile siano tratti in errore, e così mi attiri sulla vecchiezza disonore ed esecrazione. Perché anche se al presente mi sottrarrò ai supplizi degli uomini, non sfuggirò però né vivo né morto la mano dell'Onnipotente. Perciò morendo coraggiosamente, mi mostrerò degno della mia vecchiezza, e lascerò esempio di fortezza alla gioventù, se sopporterò con animo risoluto e coraggioso una onorevole morte per le gravissime e santissime nostre leggi. Ciò detto, fu trascinato subito al supplizio.

Lettura 3, 2 Mac 7:1-5

Accadde ancora che sette fratelli presi insieme colla loro madre, venivano sforzati dal re con sferzate e nervate a mangiare, contro la legge, carni porcine. Ma uno di essi, ch'era il primogenito, disse: Che cerchi e che vuoi sapere da noi? Noi siam pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi paterne dateci da Dio. Onde il re sdegnato, comandò che si mettessero sul fuoco delle padelle e caldaie di bronzo. E quando furono bollenti, comandò che a colui che avea parlato per primo fosse tagliata la lingua e strappata la pelle dal capo, e gli fossero troncate le estremità delle mani e dei piedi sotto gli occhi degli altri fratelli e della madre. E quando fu ridotto a una assoluta impotenza, ordinò che si attizzasse il fuoco, e tuttora spirante fu arrostito nella padella; nella quale mentre egli era lungamente straziato, gli altri (fratelli) colla madre si esortavano l'un l'altro a morire coraggiosamente.


Ad Primam: il Martirologio del 30 Ottobre 2021

Tertio Kalendas Novembris, luna vigesima quarta.

Et post Kalendas et lunam, primo loco legitur elogium Vigiliae omnium Sanctorum ut in Pridie Kalendas Novembris:




Nel terzo giorno alle Calende di Novembre, luna ventiquattresima.

Dopo le Calende e la luna, al primo posto si legge l'elogio della Vigilia di Ognissanti come al 31 Ottobre:



Parti proprie della Messa (in latino)

INTROITUS

Si iniquitátes observáveris, Dómine: Dómine, quis sustinébit? quia apud te propitiátio est, Deus Israël. --- De profúndis clamávi ad te, Dómine: Dómine, exáudi vocem meam. --- Glória Patri --- Si iniquitátes observáveris, Dómine: Dómine, quis sustinébit? quia apud te propitiátio est, Deus Israël.

COLLECTAE

Orémus. Deus, refúgium nostrum et virtus: adésto piis Ecclésiæ tuæ précibus, auctor ipse pietátis, et præsta; ut, quod fidéliter pétimus, efficáciter consequámur. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Orémus. A cunctis nos, quǽsumus, Dómine, mentis et córporis defénde perículis: et, intercedénte beáta et gloriósa semper Vírgine Dei Genetríce María, cum beáto Joseph, beátis Apóstolis tuis Petro et Paulo, atque beáto N. et ómnibus Sanctis, salútem nobis tríbue benígnus et pacem; ut, destrúctis adversitátibus et erróribus univérsis, Ecclesia tua secúra tibi sérviat libertáte.

Orationes ad libitum.

EPISTOLA

Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Philippénses.

Phil 1:6-11

Fratres: Confídimus in Dómino Jesu, quia, qui cœpit in vobis opus bonum, perfíciet usque in diem Christi Jesu. Sicut est mihi justum hoc sentíre pro ómnibus vobis: eo quod hábeam vos in corde, et in vínculis meis, et in defensióne, et confirmatióne Evangélii, sócios gáudii mei omnes vos esse. Testis enim mihi est Deus, quómodo cúpiam omnes vos in viscéribus Jesu Christi. Et hoc oro, ut cáritas vestra magis ac magis abúndet in sciéntia et in omni sensu: ut probétis potióra, ut sitis sincéri et sine offénsa in diem Christi, repléti fructu justítiæ per Jesum Christum, in glóriam et laudem Dei.

GRADUALE

Ecce, quam bonum et quam jucúndum, habitáre fratres in unum! Sicut unguéntum in cápite, quod descéndit in barbam, barbam Aaron.

ALLELUJA

Allelúja, allelúja. Qui timent Dóminum sperent in eo: adjútor et protéctor eórum est. Allelúja.

EVANGELIUM

Sequéntia ✠ sancti Evangélii secundum Matthǽum.

Matt 22:15-21

In illo témpore: Abeúntes pharisǽi consílium iniérunt, ut cáperent Jesum in sermóne. Et mittunt ei discípulos suos cum Herodiánis, dicéntes: Magíster, scimus, quia verax es et viam Dei in veritáte doces, et non est tibi cura de áliquo: non enim réspicis persónam hóminum: dic ergo nobis, quid tibi vidétur, licet censum dare Cǽsari, an non? Cógnita autem Jesus nequítia eórum, ait: Quid me tentátis, hypócritæ? Osténdite mihi numísma census. At illi obtulérunt ei denárium. Et ait illis Jesus: Cujus est imágo hæc et superscríptio? Dicunt ei: Cǽsaris. Tunc ait illis: Réddite ergo, quæ sunt Cǽsaris, Cǽsari; et, quæ sunt Dei, Deo.

OFFERTORIUM

Orémus. Recordáre mei, Dómine, omni potentátui dóminans: et da sermónem rectum in os meum, ut pláceant verba mea in conspéctu príncipis.

SECRETAE

Da, miséricors Deus: ut hæc salutáris oblátio et a própriis nos reátibus indesinénter expédiat, et ab ómnibus tueátur advérsis. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Exáudi nos, Deus, salutáris noster: ut, per hujus sacraménti virtútem, a cunctis nos mentis et córporis hóstibus tueáris; grátiam tríbuens in præsénti, et glóriam in futuro.

Orationes ad libitum.

PRAEFATIO COMMUNIS

Vere dignum et justum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias agere: Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessione dicéntes: (Sanctus).

COMMUNIO

In salutári tuo ánima mea, et in verbum tuum sperávi: quando fácies de persequéntibus me judícium? iníqui persecúti sunt me, ádjuva me, Dómine, Deus meus.

COMMUNIO

Ego clamávi, quóniam exaudísti me, Deus: inclína aurem tuam et exáudi verba mea.

POSTCOMMUNIO

Orémus. Súmpsimus, Dómine, sacri dona mystérii, humíliter deprecántes: ut, quæ in tui commemoratiónem nos fácere præcepísti, in nostræ profíciant infirmitátis auxílium: Qui vivis et regnas cum Deo Patre, in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Orémus. Mundet et múniat nos, quǽsumus, Dómine, divíni sacraménti munus oblátum: et, intercedénte beáta Vírgine Dei Genetríce María, cum beáto Joseph, beátis Apóstolis tuis Petro et Paulo, atque beáto N. et ómnibus Sanctis; a cunctis nos reddat et perversitátibus expiátos, et adversitátibus expedítos.

Orationes ad libitum.


Traduzione italiana

INTROITO

Se tieni conto delle colpe, o Signore, o Signore chi potrà sostenersi? Ma presso di Te si trova misericordia, o Dio di Israele. --- Dal profondo Ti invoco, o Signore: O Signore, esaudisci la mia supplica. --- Gloria --- Se tieni conto delle colpe, o Signore, o Signore chi potrà sostenersi? Ma presso di Te si trova misericordia, o Dio di Israele.

COLLETTE

Preghiamo. Dio, nostro rifugio e nostra forza, ascolta favorevolmente le umili preghiere della tua Chiesa, Tu che sei l’autore stesso di ogni pietà, e fa che quanto con fede domandiamo, lo conseguiamo nella realtà. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Preghiamo. Liberaci, O Signore, da ogni pericolo nell'anima e nel corpo; e, per l'intercessione della beata e gloriosa sempre vergine Maria Madre di Dio, del beato Giuseppe, dei beati apostoli tuoi Pietro e Paolo, del beato N. e di tutti i santi, benevolmente concedici salute e pace, affinché; libera da ogni avversità ed errore, la tua Chiesa ti possa servire in sicura libertà.

Si possono aggiungere altre tre o cinque Orazioni a scelta del Sacerdote (senza Oremus ma l'ultima ha la conclusione).

EPISTOLA

Lettura della Lettera di san Paolo Apostolo ai Filippesi.

Fil 1:6-11

Fratelli: Confidiamo nel Signore Gesú, che chi iniziò in voi l’opera buona la condurrà a termine fino al giorno del Cristo Gesú. Questi sono infatti i sentimenti che debbo avere per voi tutti, dacché vi porto nel mio cuore, come quelli che nelle catene e nella difesa e nella confermazione del Vangelo partecipano tutti con me alla stessa grazia. Dio infatti mi è testimone del modo con cui amo tutti voi nel cuore di Gesú Cristo. E questo io domando: che la vostra carità abbondi sempre piú in cognizione e in ogni discernimento, affinché distinguiate il meglio e siate puri ed irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi dei frutti della giustizia che viene da Gesú Cristo, a lode e gloria di Dio.

GRADUALE

Oh, quanto è buono e giocondo il convivere di tanti fratelli insieme! È come l’unguento versato sul capo, che scende alla barba, la barba di Aronne.

ALLELUIA

Alleluia, alleluia. Quelli che temono il Signore sperino in Lui: Egli è loro protettore e loro rifugio. Alleluia.

VANGELO

Lettura del Santo Vangelo secondo San Matteo.

Matt 22:15-21

In quel tempo: Adunatisi, i Farisei tennero consiglio per sorprendere Gesú nel suo parlare. Gli mandarono i loro discepoli con gli Erodiani a dirgli: Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo la verità, e non hai riguardo per alcuno, poiché non guardi alla persona degli uomini: dicci il tuo parere: è lecito o no pagare il tributo a Cesare? Ma Gesú, conoscendo la loro malizia, rispose: Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo. Ed essi gli presentarono un denaro. E Gesú disse loro: Di chi è questa immagine e questa iscrizione? Gli risposero: Di Cesare. Ed allora Gesú: Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio.

OFFERTORIO

Preghiamo. Ricòrdati di me, o Signore, Tu che dòmini ogni potestà: e metti sulle mie labbra un linguaggio retto, affinché le mie parole siano gradite al cospetto del príncipe.

SECRETE

Concedi, o Dio misericordioso, che questa salutare oblazione ci liberi continuamente dalle nostre colpe e ci protegga contro ogni avversità. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

O Dio nostra salvezza, esaudiscici; e, in virtù di questo sacramento proteggici da ogni nemico della mente e del corpo, dandoci la grazia nel tempo presente e la gloria nell'eternità.

Si possono aggiungere altre tre o cinque Orazioni a scelta del Sacerdote (solo l'ultima ha la conclusione).

PREFAZIO COMUNE

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e dovunque a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le Dominazioni ti adorano, le Potenze ti venerano con tremore. A te inneggiano i Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di lode: (Sanctus).

COMUNIONE

Ho gridato verso di Te, a ché Tu mi esaudisca, o Dio: porgi il tuo orecchio ed esaudisci le mie parole.

POST-COMUNIONE

Preghiamo. Ricevuti, o Signore, i doni di questo sacro mistero, umilmente Ti supplichiamo: affinché ciò che comandasti di compiere in memoria di Te, torni di aiuto alla nostra debolezza: Tu che sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Preghiamo. Liberaci, O Signore, da ogni pericolo nell'anima e nel corpo; e, per l'intercessione della beata e gloriosa sempre vergine Maria Madre di Dio, del beato Giuseppe, dei beati apostoli tuoi Pietro e Paolo, del beato N. e di tutti i santi, benevolmente concedici salute e pace, affinché; libera da ogni avversità ed errore, la tua Chiesa ti possa servire in sicura libertà.

Si possono aggiungere altre tre o cinque Orazioni a scelta del Sacerdote (senza Oremus, solo l'ultima ha la conclusione).

27 ottobre 2021

Giovedì 28 Ottobre 2021 nella liturgia



Festa dei Santi Simone e Giuda Taddeo Apostoli, Doppio di II Classe, colore liturgico rosso.


Qui per le peculiarità del Tempo dopo Pentecoste:

https://loquerequaedecentsanamdoctrinam.blogspot.com/2021/05/dispensa-di-liturgia-sul-tempo-dopo.html


Al Breviario

Tutto dal Comune degli Apostoli con i Salmi riportati a Mattutino e Vespri e quelli domenicali da Lodi a Nona (a Prima come alle Feste). Letture del Mattutino e Orazione dal Proprio dei Santi (al 28 Ottobre). Compieta della Domenica.

Le Antifone si raddoppiano, il Suffragio e le Preci si omettono.


Nota per coloro che recitano per devozione il Breviario anteriore alle disastrose riforme del 1911 (chi ha l'obbligo dell'Ufficio purtroppo non soddisfa a tale obbligo se non usa il Breviario riformato dalla Costituzione Apostolica Divino Afflatu, almeno tale è stata la volontà di San Pio X espressamente manifestata nella detta Costituzione):

Festa dei Santi Simone e Giuda Taddeo Apostoli, Doppio di II Classe, colore liturgico rosso.


Tutto dal Comune degli Apostoli con i Salmi riportati a Mattutino e Vespri e quelli domenicali a Lodi (a Prima come alle Feste). Letture del Mattutino e Orazione dal Proprio dei Santi (al 28 Ottobre).

Le Antifone si raddoppiano, le Commemorazioni Comuni e le Preci si omettono.


Al Messale

Messa al 28 Ottobre:

  • Gloria in excelsis

  • Orazione unica della Messa

  • Credo

  • Prefazio degli Apostoli
  • Ite Missa est
  • Prologo di San Giovanni


Letture del Mattutino (in latino)

AD I NOCTURNUM

Lectio 1

Incipit Epístola cathólica beáti Judæ Apóstoli

Judas 1:1-4

Judas, Jesu Christi servus, frater autem Jacóbi, his qui sunt in Deo Patre diléctis, et Christo Iesu conservátis, et vocátis. Misericórdia vobis, et pax, et cáritas adimpleátur. Caríssimi, omnem sollicitúdinem fáciens scribéndi vobis de commúni vestra salúte, necésse hábui scríbere vobis: déprecans supercertári semel tráditæ sanctis fídei. Subintroiérunt enim quidam hómines (qui olim præscrípti sunt in hoc judícium) ímpii, Dei nostri grátiam transferéntes in luxúriam, et solum Dominatórem, et Dóminum nostrum Iesum Christum negántes.

Lectio 2, Judas 1:5-8

Commonére autem vos volo, sciéntes semel ómnia, quóniam Jesus pópulum de terra Ægýpti salvans, secúndo eos, qui non credidérunt, pérdidit: ángelos vero, qui non servavérunt suum principátum, sed dereliquérunt suum domicílium, in judícium magni diéi, vínculis ætérnis sub calígine reservávit. Sicut Sódoma, et Gomórrha, et finítimæ civitátes símili modo exfornicátæ, et abeúntes post carnem álteram, factæ sunt exémplum, ignis ætérni pœnam sustinéntes. Simíliter et hi carnem quidem máculant, dominatiónem autem spernunt, maiestátem autem blasphémant.

Lectio 3, Judas 1:9-13

Cum Míchael Archángelus cum diábolo dísputans altercarétur de Móysi córpore, non est ausus judícium inférre blasphémiæ: sed dixit: Imperet tibi Dóminus. Hi autem quæcúmque quidem ignórant, blasphémant: quæcúmque autem naturáliter, tamquam muta animália, norunt, in his corrumpúntur. Væ illis, quia in via Cain abiérunt, et erróre Bálaam mercéde effúsi sunt, et in contradictióne Core periérunt! Hi sunt in épulis suis máculæ, convivántes sine timóre, semetípsos pascéntes, nubes sine aqua, quæ a ventis circumferéntur, árbores autumnáles, infructuósæ, bis mórtuæ, eradicátæ, fluctus feri maris, despumántes suas confusiónes, sídera errántia: quibus procélla tenebrárum serváta est in ætérnum.

AD II NOCTURNUM

Lectio 4

Simon Chananǽus, qui et Zelótes, et Thaddǽus, qui et Judas Jacóbi appellátur in Evangélio, uníus ex cathólicis Epístolis scriptor; hic Mesopotámiam, ille Ægýptum evangélica prædicatióne peragrávit. Póstea in Pérsidem conveniéntes, cum innumerábiles fílios Jesu Christo peperíssent fidémque in vastíssimis illis regiónibus et efferátis géntibus disseminássent, doctrína et miráculis, ac dénique glorióso martýrio, simul sanctíssimum Jesu Christi nomen illustrárunt.

Lectio 5

Sermo sancti Gregórii Papæ

Homilia 30 in Evangelia, post medium

Scriptum est: Spíritus Dómini ornávit cælos. Ornaménta enim cælórum sunt virtútes prædicántium. Quæ vidélicet ornaménta Paulus enúmerat, dicens: Álii datur per Spíritum sermo sapiéntiæ, álii sermo sciéntiæ secúndum eúndem Spíritum, álteri fides in eódem Spíritu, álii grátia sanitátum in uno Spíritu, álii operátio virtútum, álii prophetía, álii discrétio spirítuum, álii génera linguárum, álii interpretátio sermónum. Hæc autem ómnia operátur unus atque idem Spíritus, dívidens síngulis prout vult.

Lectio 6

Quot ergo sunt bona prædicántium, tot sunt ornaménta cælórum. Hinc rursus scriptum est: Verbo Dómini cæli firmáti sunt. Verbum enim Dómini Fílius est Patris. Sed eósdem cælos, vidélicet sanctos Apóstolos, ut tota simul sancta Trínitas ostendátur operáta, repénte de Sancti Spíritus divinitáte adjúngitur: Et Spíritu oris ejus omnis virtus eórum. Cælórum ergo virtus de Spíritu sumpta est: quia mundi hujus potestátibus contraíre non præsúmerent, nisi eos Sancti Spíritus fortitúdo solidásset. Quales namque doctóres sanctæ Ecclésiæ ante advéntum hujus Spíritus fúerint, scimus: et post advéntum illíus, cujus fortitúdinis facti sint, conspícimus.

AD III NOCTURNUM

Lectio 7

Léctio sancti Evangélii secúndum Joánnem

Joann 15:17-25

In illo témpore: Dixit Jesus discípulis suis: Hæc mando vobis, ut diligátis ínvicem. Si mundus vos odit, scitóte quia me priórem vobis ódio hábuit. Et réliqua.

Homilía sancti Augustíni Epíscopi

Tractatus 87 in Joannem

In lectióne evangélica quæ hanc antecédit, díxerat Dóminus: Non vos me elegístis; sed ego elégi vos et pósui vos, ut eátis, et fructum afferátis, et fructus vester máneat: ut quodcúmque petiéritis Patrem in nómine meo, det vobis. Hic autem dicit: Hæc mando vobis, ut diligátis ínvicem. Ac per hoc intellégere debémus hunc esse fructum nostrum, de quo ait: Ego vos elégi, ut eátis, et fructum afferátis, et fructus vester máneat. Et quod adjúnxit, Ut quodcúmque petiéritis Patrem in nómine meo, det vobis, tunc útique dabit nobis, si diligámus ínvicem; cum et hoc ipsum ipse déderit nobis, qui nos elégit non habéntes fructum, quia non eum nos elegerámus, et pósuit nos ut fructum afferámus, hoc est, ínvicem diligámus.

Lectio 8

Cáritas ergo est fructus noster, quam defínit Apóstolus, De corde puro, et consciéntia bona, et fide non ficta. Hac dilígimus ínvicem, hac dilígimus Deum; neque enim vera dilectióne diligerémus ínvicem, nisi diligéntes Deum. Díligit enim unusquísque próximum suum tamquam seípsum, si díligit Deum. Nam, si non díligit Deum, non díligit seípsum; in his enim duóbus præcéptis caritátis tota lex pendet et prophétæ. Hic est fructus noster. De fructu ítaque nobis mandans, Hæc mando, inquit, vobis, ut diligátis ínvicem. Unde et Apóstolus Paulus, cum contra ópera carnis commendáre fructum spíritus vellet, a cápite hoc pósuit: Fructus, inquit, spíritus, cáritas est; ac deínde cétera, tamquam ex isto cápite exórta et religáta contéxuit, quæ sunt, gáudium, pax, longanímitas, benígnitas, bónitas, fides, mansuetúdo, continéntia, cástitas.

Lectio 9

Quis autem bene gaudet, qui bonum non díligit unde gaudet? Quis pacem veram, nisi cum illo potest habére, quem veráciter díligit? Quis est longánimis in bono ópere perseveránter manéndo, nisi férveat diligéndo? Quis est benígnus, nisi díligat cui opitulátur? Quis bonus, nisi diligéndo efficiátur? Quis salúbriter fidélis, nisi ea fide quæ per dilectiónem operátur? Quis utíliter mansuétus, cui non diléctio moderétur? Quis ab eo cóntinet unde turpátur, nisi díligat unde honestátur? Mérito ítaque Magíster bonus dilectiónem sic sæpe comméndat, tamquam sola præcipiénda sit, sine qua non possunt prodésse cétera bona, et quæ non potest habéri sine céteris bonis, quibus homo effícitur bonus.


Traduzione italiana delle Letture del Mattutino

I NOTTURNO

Lettura 1

Incomincia la Lettera cattolica dell'Apostolo san Giuda

Giuda 1:1-4

Giuda, servo di Gesù Cristo, e fratello di Giacomo, a quelli che sono amati da Dio Padre e conservati e chiamati in Gesù Cristo. La misericordia, la pace e la carità abbondi in voi. Carissimi, mentre ponevo ogni sollecitudine per scrivervi sulla comune vostra salute, sono stato costretto a scrivervi, per esortarvi a combattere per la fede che fu già insegnata ai cristiani. Perché si sono intrusi certi uomini, empi, per i quali già da tempo è stata scritta questa condanna, i quali convertono in lussuria la grazia del nostro Dio, e rinnegano il solo Dominatore e Signor nostro Gesù Cristo.

Lettura 2, Giuda 1:5-8

Ora io voglio ricordarvi, sebbene già sappiate tutte queste cose, che Gesù, dopo aver liberato il popolo dalla terra d'Egitto, sterminò poi quelli che non credettero e gli angeli, che non conservarono la loro prima dignità, ma abbandonarono il loro domicilio, li ha riserbati sepolti nella caligine in eterne catene per il giudizio del gran giorno. Come Sodoma e Gomorra e le città confinanti che si macchiarono delle stesse impurità, ed andarono dietro ad eccessi disonoranti, sono rimaste ad esempio, essendo state condannate alla pena del fuoco eterno; così anche questi contaminano la (loro) carne, disprezzano la autorità, bestemmiano la maestà.

Lettura 3, Giuda 1:9-13

Quando Michele Arcangelo disputando col diavolo gli contestava il corpo di Mosè, non ardì di condannarlo con parole di maledizione, ma disse: Ti reprima il Signore. Questi invece bestemmiano tutto quello che non capiscono e di tutto quanto che, come gli animali muti naturalmente conoscono, abusano per pervertirsi. Guai a loro, perché battono la strada di Caino, e per sete di guadagno si sono precipitati nell'errore di Balaam, e sono periti nella ribellione di Core! Costoro sono tante macchie nelle loro agapi, stando insieme a mensa senza rispetto, pascendo se stessi, nuvole senz'acqua, trasportate qua e là dai venti, alberi d'autunno, infruttiferi, morti due volte e sradicati, onde furiose del mare, che spumano le proprie turpitudini, stelle erranti: cui è riserbata una tenebrosa caligine in eterno.

II NOTTURNO

Lettura 4

Simone, il Cananeo, detto pure Zelote, e Taddeo, chiamato nel Vangelo anche Giuda, fratello di Giacomo, è scrittore di una delle Lettere cattoliche; questi percorse la Mesopotamia e quegli l'Egitto predicando il Vangelo. Poi riunitisi nella Persia, dopo avervi partorito a Gesù Cristo innumerevoli figli e disseminata la fede in quelle vastissime regioni e fra quei popoli barbari, illustrarono insieme il santissimo nome di Gesù Cristo colla dottrina, coi miracoli, e infine con glorioso martirio.

Lettura 5

Sermone di san Gregorio papa

Sermone 30 sui Vangeli, dopo la metà

È stato scritto: "Lo Spirito del Signore ornò i cieli". Ornamenti dei cieli sono infatti le virtù dei predicatori, e di certo essi vengono elencati da Paolo quando dice: "A chi è dato per mezzo dello Spirito il linguaggio della sapienza, a chi il linguaggio della scienza, secondo il medesimo Spirito; a chi la fede per mezzo del medesimo Spirito; a chi il dono delle guarigioni, per quest'unico e medesimo Spirito, a chi il potere di operare miracoli, a chi la profezia, a chi il discernimento degli spiriti, a chi ogni genere di lingue, a chi il dono di interpretarle. Ma tutte queste cose le opera l'unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole".

Lettura 6

Quanti sono dunque i doni tanti sono gli ornamenti dei predicatori del cielo. Onde, ancora è stato scritto : "Per il Verbo del Signore furono stabiliti i cieli". Il Verbo del Signore è infatti il Figlio del Padre. Ma per dimostrare come tutta insieme la Trinità santa abbia creato questi stessi cieli, cioè i santi apostoli, riguardo alla divinità dello Spirito Santo si aggiunge subito: "E con lo Spirito della sua bocca tutta la loro virtù". Dunque la virtù dei cieli proviene dallo Spirito; perché non avrebbero potuto andar contro le potestà di questo mondo, se non li avesse corroborati la fortezza dello Spirito Santo. Sappiamo infatti quali siano stati i dottori della santa Chiesa prima della venuta di questo Spirito; e noi vediamo di quale forza siano stati dotati dopo la sua venuta.

III NOTTURNO

Lettura 7

Lettura del santo Vangelo secondo Giovanni

Giov 15:17-25

In quell'occasione; Gesù disse ai suoi discepoli: Questo io vi ordino, che vi amiate l'un l'altro. Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Eccetera

Omelia di sant'Agostino Vescovo

Trattato 87 su Giovanni

Nella lezione del Vangelo precedente, il Signore aveva detto: «Non siete voi che avete scelto me; ma son io che ho scelto voi, e vi ho designati, perché andiate, e produciate frutto, e il vostro frutto sia duraturo: così tutto quello che chiederete al Padre in nome mio, egli ve lo darà» Joann. 15,16. Qui invece dice: «Questo io vi ordino, che vi amiate l'un l'altro» Joann. 15,17. Questo deve farci comprendere che il nostro frutto è quello di cui dice: «Sono io che ho scelto voi, perché andiate, e produciate frutto, e il vostro frutto sia duraturo». E quanto a ciò che aggiunse «Così tutto quello che chiederete al Padre in nome mio, egli ve lo darà», questi ce lo darà certamente, se ci ameremo l'un l'altro; avendoci dato lui stesso questo precetto, scegliendoci mentre eravamo senza frutto, dacché senza che noi l'avessimo scelto, egli ci ha designati perché produciamo frutto, cioè ci amiamo l'un l'altro.

Lettura 8

Il nostro frutto dunque è la carità, quella che l'Apostolo definisce; «Da un cuore puro e da una buona coscienza, e da una fede non finta» Tim. 1,5.Con questa amiamoci l'un l'altro, con questa amiamo Dio; perché non ci ameremo l'un l'altro di vero amore, se non amiamo Dio. Infatti allora uno ama il suo prossimo come se stesso, quando ama Dio. Perché, se non ama Dio, non ama se stesso; e in questi due precetti dell'amore «si contiene tutta la legge e i profeti» Matth. 22,40. Questo dunque è il nostro frutto. Perciò ingiungendoci di produr frutto, dice «Questo io vi ordino, che vi amiate l'un l'altro» Joann. 15,17. Quindi anche l'Apostolo Paolo, volendo raccomandare i frutti dello spirito in opposizione alle opere della carne, comincia da questo amore: «Il frutto, dice, dello spirito è la carità» Gal. 5.22; e poi enumera tutti gli altri, siccome da essa derivanti e con essa collegati, cioè «il gaudio, la pace, la longanimità, la benignità, la bontà, la fede, la mansuetudine, la continenza, la castità».

Lettura 9

Ora, ha egli una gioia ragionevole chi non ama il bene onde gioisce? Chi può avere vera pace con uno, se non con quello che ama sinceramente? Chi è longanime e paziente e perseverante nella pratica del bene, se non si è accesi d'amore? Chi è benevolo, sa non si ama colui che si assiste? Chi buono, s'egli non lo diviene amando? Chi crede salutevolmente, se non per quella fede che opera mediante la carità? Chi utilmente mansueto, se non lo regola l'amore? Chi s'astiene da ciò che disonora, se non si ama ciò che onora? Con ragione dunque il buon Maestro raccomanda sì frequentemente la carità, come se non dovesse prescriversi ch'essa sola, senza di cui non possono servire gli altri beni, e che non si può avere senza avere anche gli altri beni, che rendono l'uomo veramente buono.


Ad Primam: il Martirologio del 29 Ottobre 2021

Quarto Kalendas Novembris, luna vigesima tertia.



Nel quarto giorno alle Calende di Novembre, luna ventitreesima.




Parti proprie della Messa (in latino)

INTROITUS

Mihi autem nimis bonoráti sunt amíci tui, Deus: nimis confortátus est principátus eórum. --- Dómine, probásti me et cognovísti me: tu cognovísti sessiónem meam ei resurrectiónem meam. --- Glória Patri --- Mihi autem nimis bonoráti sunt amíci tui, Deus: nimis confortátus est principátus eórum.

COLLECTA

Orémus. Deus, qui nos per beátos Apóstolos tuos Simónem et Judam ad agnitiónem tui nóminis veníre tribuísti: da nobis eórum glóriam sempitérnam et proficiéndo celebráre, et celebrándo profícere. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

EPISTOLA

Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Ephésios.

Eph 4:7-13

Fratres: Unicuíque nostrum data est grátia secúndum mensúram donatiónis Christi. Propter quod dicit: Ascéndens in altum, captívam duxit captivitátem: dedit dona homínibus. Quod autem ascéndit, quid est, nisi quia et descéndit primum in inferióres partes terræ? Qui descéndit, ipse est et qui ascéndit super omnes cœlos, ut impléret ómnia. Et ipse dedit quosdam quidem apóstolos, quosdam autem prophétas, álios vero evangelístas, álios autem pastóres et doctóres, ad consummatiónem sanctórum in opus ministérii, in ædificatiónem córporis Christi: donec occurrámus omnes in unitátem fídei, et agnitiónis Fílii Dei, in virum perféctum, in mensúram ætátis plenitúdinis Christi.

GRADUALE

Constítues eos príncipes super omnem terram: mémores erunt nóminis tui, Dómine. Pro pátribus tuis nati sunt tibi fílii: proptérea pópuli confitebúntur tibi.

ALLELUJA

Allelúja, allelúja. Nimis honoráti sunt amíci tui, Deus: nimis confortátus est principátus eórum. Allelúja.

EVANGELIUM

Sequéntia ✠ sancti Evangélii secundum  Joánnem.

Joann 15:17-25

In illo témpore: Dixit Jesus discípulis suis: Hæc mando vobis, ut diligátis ínvicem. Si mundus vos odit: scitóte, quia me priórem vobis odio hábuit. Si de mundo fuissétis, mundus quod suum erat dilígeret; quia vero de mundo non estis, sed ego elegi vos de mundo, proptérea odit vos mundus. Mementóte sermónis mei, quem ego dixi vobis: Non est servus major dómino suo. Si me persecúti sunt, et vos persequántur: si sermónem meum servavérunt, et vestrum servábunt. Sed hæc ómnia fácient vobis propter nomen meum: quia nésciunt eum, qui misit me. Si non veníssem et locútus fuíssem eis, peccátum non háberent: nunc autem excusatiónem non habent de peccáto suo. Qui me odit: et Patrem meum odit. Si ópera non fecíssem in eis, quæ nemo álius fecit, peccátum non háberent: nunc autem et vidérunt et odérunt et me et Patrem meum. Sed ut adimpleátur sermo, qui in lege eórum scriptus est: Quia ódio habuérunt me gratis.

OFFERTORIUM

Orémus. In omnem terram exívit sonus eórum: et in fines orbis terræ verba eórum.

SECRETA

Glóriam, Dómine, sanctórum Apostolórum tuórum Simónis et Judæ perpétuam venerántes: quǽsumus; ut eam, sacris mystériis expiati, dígnius celebrémus. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

PRAEFATIO DE APOSTOLIS

Vere dignum et justum est, æquum et salutáre: Te, Dómine, supplíciter exoráre, ut gregem tuum, Pastor ætérne, non déseras: sed per beátos Apóstolos tuos contínua protectióne custódias. Ut iísdem rectóribus gubernétur, quos óperis tui vicários eídem contulísti præésse pastóres. Et ídeo cum Angelis et Archángelis, cum Thronis et Dominatiónibus cumque omni milítia coeléstis exércitus hymnum glóriæ tuæ cánimus, sine fine dicéntes: (Sanctus).

COMMUNIO

Vos, qui secúti estis me, sedébitis super sedes, judicántes duódecim tribus Israël.

POSTCOMMUNIO

Orémus. Percéptis, Dómine, sacraméntis, supplíciter exorámus: ut, intercedéntibus beátis Apóstolis tuis Simóne et Juda, quæ pro illórum veneránda gérimus passióne, nobis profíciant ad medélam. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.


Traduzione italiana

INTROITO

I tuoi amici, o Dio, sono sommamente onorati; veramente forte è diventato il loro principato. --- Signore , tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando siedo e quando sorgo. --- Gloria --- I tuoi amici, o Dio, sono sommamente onorati; veramente forte è diventato il loro principato.

COLLETTA

Preghiamo. O Dio, che per mezzo dei beati Apostoli Simone e Giuda ci hai dato di venire alla conoscenza del tuo nome; concedici di celebrare con frutto la loro gloria eterna e, celebrandola, di trarne profitto. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

EPISTOLA

Lettura della Lettera di san Paolo Apostolo agli Efesini.

Ef 4:7-13

Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono fattoci dal Cristo. Ecco perché è detto: “Asceso in alto, fece schiava la schiavitù: distribuì doni agli uomini". Ma che significa l'essere salito, se non per esser prima disceso anche nell'infime regioni della terra? Colui che discese, è quello stesso che pure ascese sopra tutti i cieli per riempire ogni cosa. Ed egli pertanto altri costituì apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e dottori, per rendere atti i santi all'opera di ministero, per l'edificazione del Corpo del Cristo; finché arriveremo tutti all'unità della -fede, all'intera conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, alla misura della piena maturità del Cristo.

GRADUALE

Li metterai come capi in tutta la terra, conserveranno il ricordo del tuo nome, Signore. Al posto dei tuoi padri ci saranno i tuoi figli; perciò i popoli ti renderanno lode.

ALLELUIA

Alleluia, alleluia. I tuoi amici, o Dio, sono sommamente onorati; veramente forte è diventato il loro principato. Alleluia.

VANGELO

Lettura del Santo Vangelo secondo Giovanni.

Giov 15:17-25

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Questo io vi ordino: di amarvi scambievolmente. Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se voi foste del mondo, esso amerebbe ciò che è suo; invece, perché non gli appartenete, avendovi io tratti di mezzo al mondo. per questo esso vi odia. Ricordatevi di quella parola che vi dissi: non si dà servo più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi, se hanno osservata la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo ve lo faranno per causa del mio nome; perché non conoscono colui che mi ha mandato. Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero colpa; ora poi non hanno scusa del loro peccato. Chi odia me, odia anche il Padre mio. Se non avessi compiuto tra loro opere tali che nessun altro mai fece, sarebbero senza colpa; ora però hanno veduto e hanno odiato me e il Padre mio. Ma deve adempiersi la parola scritta nella loro legge: “Mi odiarono senza motivo"».

OFFERTORIO

Preghiamo. In tutto il mondo si è diffusa la loro voce, e la loro parola fino ai confini della terra.

SECRETA

Fa', o Signore, che venerando la gloria eterna dei santi Apostoli Simone e Giuda, meritiamo di celebrarla ancor più degnamente, dopo esserci purificati coi sacri misteri. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PREFAZIO DEGLI APOSTOLI

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza innalzare a te, Signore, la nostra preghiera. Ti supplichiamo, Pastore eterno: non abbandonare il tuo gregge, ma per mezzo dei tuoi Santi Apostoli custodiscilo e proteggilo sempre. Continui ad essere governato da quelli che tu stesso hai eletto vicari dell'opera tua, e hai costituito pastori. E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli ai Troni e alle Dominazioni e alla moltitudine dei Cori celesti, cantiamo con voce incessante l'inno della tua gloria: (Sanctus).

COMUNIONE

Voi che mi avete seguito, sederete su troni a giudicare le dodici tribù d'Israele.

POST-COMUNIONE

Preghiamo. Ricevuti i sacramenti, ti supplichiamo, o Signore, che, in grazia dei beati Apostoli Simone e Giuda, ci sia di rimedio ciò che compiamo in onore del loro venerando martirio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Dall'Anno Liturgico di Dom Guéranger

28 OTTOBRE I SANTI SIMONE E GIUDA, APOSTOLI

Il travaglio della Chiesa.

Al posto dei vostri padri vi sono nati dei figli (Graduale della festa, sal. 44, 17). La Chiesa, rinnegata da Israele, esalta così, nei suoi canti, l’apostolica fecondità, che essa possiede e conserverà fino alla fine del mondo. La sua esistenza sulla terra è così fatta che essa non può restarvi, se non donando continuamente dei figli al Signore e per questo nell’antica messa della vigilia si leggeva il testo evangelico, che dice: Io sono la vigna, mio Padre è il vignaiolo. Egli poterà tutti i tralci, che non danno frutto in me e i tralci, che danno frutto li poterà, perché ne diano di più.

La Messa della vigilia diceva ancora nell’epistola che il taglio è doloroso e l’Apostolo, in nome degli altri tralci, che come lui fanno onore alla scelta divina, parlava delle fatiche, delle sofferenze di ogni sorta, delle persecuzioni, delle maledizioni, dei rinnegamenti a prezzo dei quali si acquista il diritto di chiamare figli (I Cor 4, 9-14) gli uomini generati secondo il Vangelo in Cristo Gesù (ibid. 15). San Paolo ritorna spesso su questo pensiero e, nell’Epistola della festa, l’oggetto di questa soprannaturale generazione è la mistica riproduzione del Figlio di Dio che, nei predestinati, ripassa dall’infanzia alla pienezza dell’uomo perfetto (Gal. 4, 19; Epist. della festa; Efes. 4, 7-14).

Gloria dei santi Simone e Giuda.

La storia che si riferisce ai santi che oggi onoriamo è troppo sobria di particolari. Non sappiamo in quale misura essi abbiano contribuito alla grande opera della generazione dei figli di Dio, che la Leggenda richiama. Senza riposo e fino al sangue, essi “edificarono il corpo di Cristo” (ibid.) e  la Chiesa, riconoscente, dice oggi al Signore: “O Dio, che per mezzo dei tuoi beati Apostoli Simone e Giuda ci hai dato di conoscere il tuo nome, concedici di celebrare la loro gloria immortale progredendo nella grazia e di progredire nella grazia celebrandola” (Colletta della festa). San Simone ha per attributo la sega, che ricorda il martirio. San Giuda invece ha la squadra, che rivela in lui l’architetto della casa di Dio, come san Paolo chiamava se stesso (I Cor. 3, 10) e la settima delle Epistole Cattoliche della quale è autore gli conferisce un titolo speciale per essere enumerato fra i primi nella grande famiglia dei maestri alla sequela del Signore. Ma nel nostro Apostolo vi è un’altra nobiltà che sorpassa tutte le nobiltà terrene: Giuda, nipote di san Giuseppe per parte di Cleofa o Alfeo, suo padre (Eusebio, Storia Ecclesistica, IV, XXII) legalmente cugino dell’Uomo-Dio, era fra quelli che i compatriotti chiamavano fratelli del figlio del fabbro [1].

Nel Cenacolo.

Raccogliamo in san Giovanni un particolare preciso. Nella conversazione che seguì la Cena, Gesù aveva detto: “Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e io pure lo amerò e mi manifesterò a lui”.

Giuda, prendendo la parola, chiese: “Perché, Signore, ti manifesterai a noi e non al mondo?” Gesù rispose: “Chi mi ama osserverà la mia parola e il mio Padre lo amerà, e verremo a lui e abiteremo in lui. Chi non mi ama non osserverà la mia parola e la parola che voi avete udita non è mia, ma di colui che mi ha mandato, del Padre mio” (Gv. 14, 21-24).

Domiziano e i discendenti di David.

Sappiamo dalla storia ecclesiastica che Domiziano, verso la fine del suo regno, mentre infieriva la persecuzione da lui scatenata, fece condurre dall’Oriente alla sua presenza due nipoti dell’Apostolo san Giuda. La politica del Cesare si era alquanto adombrata per questi discendenti della stirpe regale di Davide che rappresentavano, per il vincolo del sangue, Cristo, che i discepoli esaltavano come supremo re del mondo. Domiziano costatò personalmente che i due umili Giudei non potevano essere un pericolo per l’Impero e che, se consideravano Cristo depositario di un potere sovrano, si trattava di un potere, che sarebbe stato esercitato visibilmente solo alla fine del mondo. Il linguaggio semplice e coraggioso dei due uomini fece impressione su Domiziano e, secondo quanto riferisce lo storico Egesippo dal quale Eusebio prende i fatti che abbiamo riferiti, diede ordine di sospendere la persecuzione.

VITA. – Un’antica tradizione informa che i due Apostoli evangelizzarono l’Armenia e la Persia e che subirono il martirio nella città di Suanir, nel 47.

Simone era soprannominato Zelota, forse per aver un tempo appartenuto al partito nazionalista degli Zeloti, che non voleva ammettere il giogo straniero in Palestina.

Giuda, parente del Signore per parte della madre, scrisse una breve Epistola, per combattere l’eresia degli gnostici, allora all’inizio.

Le reliquie dei due Apostoli furono trasportate nel 1605 nella basilica vaticana e poste sotto un altare, che la tradizione vuole situato presso a poco nel luogo dove sarebbe stata piantata la croce di san Pietro, ma in parte sarebbero in San Saturnino a Tolosa.

Io vi ho scelti per portare un frutto che resterà (Gv. 15, 16). La divina parola che l’Uomo-Dio rivolse a voi e ai dodici ve l’ha rivolta la Chiesa. Che cosa resta del frutto delle vostre fatiche in Egitto, in Mesopotamia, in Persia? Possono il Signore e  la Chiesa ingannarsi nelle parole e negli apprezzamenti? Certamente no. Oltre quello che possono costatare i sensi, oltre il dominio della storia, la virtù diffusa sui dodici continua ad operare attraverso I tempi ed ha parte in ogni nascita soprannaturale che sviluppa il corpo mistico del Signore, accrescendo la Chiesa. Noi siamo figli dei santi meglio ancora di Tobia (Tob. 2, 18), non siamo più senza famiglia, ma apparteniamo alla casa di Dio, portati ad essa dagli Apostoli e dai Profeti, uniti da Gesù Cristo, la pietra angolare (Ef. 2, 19-20). Voi che ci avete assicurato nelle pene e nel pianto così grande vantaggio, siate benedetti e conservate in noi i titoli e i diritti che una filiazione tanto preziosa ci ha dati.

Il male attorno a noi è immenso: resta alla terra qualche speranza? La fiducia di quelli che ti pregano ci dice, o Giuda, che per te non vi sono cause disperate e mai come oggi tu potrai giustificare il tuo nome di Zelante. Degnati dunque ascoltare e aiutare la Chiesa con tutta la tua apostolica potenza a rianimare la fede, a riaccendere la carità, a salvare il mondo.


[1] Con Giacomo il Minore, anche lui Apostolo e primo vescovo di Gerusalemme, un Giuseppe poco noto, e Simeone. secondo vescovo di Gerusalemme, tutti figli di Cleofa e della cognata di Maria Santissima ricordata in san Giovanni (19, 25) col nome di Maria di Cleofa (Mt. 13, 55).